Fragole: guida alla coltivazione del frutto che riduce i livelli di colesterolo e trigliceridi

La fragola si adatta a vari tipi di terreno, se non eccessivamente calcarei, sviluppandosi con vigore, dalla pianura sino a 1000 m. slm, se coltivata su suoli fertili, freschi, profondi almeno 50 cm.
La posizione ideale è soleggiata; resiste al freddo se l’abbassamento di temperatura non avviene repentinamente, perché le gelate tardive di primavera, sofferte in fase di germogliamento o di fioritura, possono compromettere la produzione.

I substrati freddi e soggetti a ristagni d’acqua, come pure gli ambiente eccessivamente caldo-umidi delle serre, la rendono più sensibile ad attacchi di crittogame; in questi casi sarà efficace consociarla con la senape per le spiccate proprietà antimicotiche.
La propagazione mediante semina può risultare problematica in pieno campo, meglio impiantare i fragoleti per interramento di piantine generate per via vegetativa da stoloni su terreno arricchito con concimi organici, letame maturo o compost.
Le piantine si mettono a dimora in agosto-settembre, in modo che possano svilupparsi bene prima dell’inverno e fruttificare nella primavera successiva. Si piantano a file distanti circa 70 cm, con 25 cm tra una pianta e l’altra sulla fila. Una pacciamatura di paglia o di aghi di conifere permette di far crescere la pianta in condizioni perfette.

Esistono anche varietà non stolonifere che vengono riprodotte per suddivisione dei piccoli cespi, oppure con la tecnica della micropropagazione.
La durata del fragoleto varia dai 2 ai 5 anni.
Le numerose varietà di fragole da orto coltivate provengono da ibridi selezionati a partire dalla specie “Fragaria virginiana”, mentre le piccole fragole dei boschi appartengono invece alla specie “Fragaria vesca”.

A maggio inizia la raccolta delle varietà precoci e le rifiorenti, più adatte per essere coltivate negli orti, che continuano a fiorire fino al termine dell’estate. Le fragoline di bosco sono le più tardive.
Le fragole, ricche di minerali e vitamine, già note per il loro potenziale antiossidante, aiutano a proteggersi dai danni provocati dai raggi ultravioletti, rafforzano i globuli rossi e, secondo uno studio, pubblicato sul Journal of Nutritional Biochemistry, condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con le Università spagnole di Granada, Siviglia e Salamanca, hanno dimostrato di essere in grado di ridurre i livelli di colesterolo cattivo e trigliceridi.
Inoltre è dotata delle fibre più efficaci a bloccare oltre il 95% di mercurio nel corpo, come dimostrato nella sperimentazione di Mike Adams del Natural News Forensic Food Labs tesa a
individuare gli alimenti in grado di chelare meglio il mercurio (che introitiamo con i vaccini, con le otturazioni dentali, con i pesticidi, con i cibi a base di pesce) ed eliminarlo dal nostro organismo.
Infatti alcune sostanze naturali, al momento della digestione, si legano con il mercurio e gli altri metalli pesanti, riuscendo così a catturali ed eliminarli, impedendone l’assorbimento.
Le altre fibre testate sono state :Chlorella: 99 %, proteine della canapa: 98 %, burro di arachidi: 96 %, foglie di Coriandolo: 95 %, lamponi : 92 %, cacao in polvere : 91 %, erba di grano: 90 %, cocco e cereali : 89 %, erba d’orzo : 89 %, bacche di Acai : 88%, farina di frumento : 86 %, polvere di Nori: 85 %, spirulina: 83 %, mirtilli : 83 %, mango : 73 %, senape : 72 %, succo d’arancia : 54%, riso integrale : 53 %.
L’utilizzazione cosmetica si avvale del potere rivitalizzante e antirughe di maschere di polpa o succo di fragola applicate sulla pelle.
Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto: www.lovepress.it

 

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