Bioedilizia: lana e paglia per fabbricare pannelli termoisolanti e fonoassorbenti autoportanti

Produrre da un prodotto di scarto un valore. Come?

Forse in pochi sanno che la produzione di 1 tonnellata di riso comporta la co-produzione di:

  • 200 kg di lolla;
  • 70 kg di pula;
  • 1,3 tonnellate di paglia che non spesso vengono nemmeno rimosse dal campo.

L’obiettivo è quello di individuare le classi di composti chimici contenute nei diversi scarti di produzione per valorizzarli rispettandone la struttura molecolare, senza distruggerla bruciando o fermentando indiscriminatamente tutta la biomassa per produrre energia.

La paglia essendo composta da cellulosa, lignina, cere, minerali e silicati, unita alla lana di scarto è utile per la fabbricazione di pannelli termoisolanti e fonoassorbenti autoportanti da impiegare in bioedilizia.

La paglia si presta all’utilizzo nel settore della bioedilizia in quanto è:

  • termoisolante e fonoassorbente
  • rinnovabile ed eco-compatibile
  • biodegradabile
  • traspirante
  • può essere impiegata nelle strutture antisismiche.

Il processo per la fabbricazione del pannello è semplice.

  • Si mescolano lana e paglia e si trattano con una soluzione di soda. Il trattamento alcalino attacca le fibre di lana causandone il rigonfiamento e provocando il rilascio di una parte della proteina che le compone (cheratina).
  • Da tale composto si ottiene una pasta dalla consistenza viscosa, capace di prendere la forma desiderata, che andrà a costituire la matrice proteica adesiva del pannello.
  • Il risultato del trattamento alcalino su entrambi i materiali è quello di ottenere un bio-composito in cui la lana funge da matrice proteica responsabile della coesione fra le fibre e la paglia di riso costituisce la fibra di rinforzo.

E’ da notare che l’adesione fra le fibre è ottenuta senza l’utilizzo di alcun legante artificiale o sintetico.

Perché riutilizzare la lana? La maggior parte della lana di pecora prodotta in Europa è costituita da fibre grossolane (le cosiddette “coarse wools”) e ha difficoltà di impiego nell’industria tessile.

In base alla normativa europea la lana sucida, se non immessa in una filiera produttiva, è un sottoprodotto di origine animale da smaltirsi come rifiuto speciale (Commission Regulation (EU) N. 142/2011 Implementing Regulation (EC) N. 1069/2009 ).

Ecco che in Europa sono 200.000 le tonnellate di lana prodotte annualmente che non trovano adeguato utilizzo. In Italia si stimano 9 milioni di ovini (Sardegna, Sicilia, Lazio e Toscana sono le prime regioni italiane a più alta consistenza ovina) responsabili della produzione annua di circa 18 – 20 milioni di chili di lana. Questa lana costituisce un materiale non sufficientemente valorizzato nelle economie regionali e/o nazionali.

Molte start-up potrebbero sviluppare da questi dati delle business idea basate sull’etica ambientale ed ecosostenibilità, partendo dai materiali di scarto per creare valore aggiunto.

Dott.ssa Stefania Mangiapane

Foto: http://archipaglia.it/

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