Miele siciliano: le analisi confermano l’assenza di pesticidi e metalli pesanti

 

Secondo le analisi di laboratorio effettuate dai ricercatori dell’area Chimica e Tecnologie alimentari dell’Istituto zooprofilattico della Sicilia è emerso che il miele siciliano non contiene pesticidi e metalli pesanti.

Le aree monitorate sono rappresentative delle nove province e delle isole minori.

Ecco i dati: su un totale di 619 esami e 330 campioni (distinti in 110 di api, 130 di miele e 90 di favo-covata e prelevati da 80 centraline) solo 4 esami (nel territorio della provincia di Palermo) sono risultati positivi ai pesticidi (neonicotinoidi) (nei limiti, comunque, consentiti dalla legge).

Ulteriori  41 esami hanno rilevato la presenza di tracce di metalli pesanti (piombo e cadmio) negli alveari istallati in prossimità delle aree industriali di Gela, Priolo e Milazzo e di insediamenti urbani molto popolosi (Palermo e Agrigento). Infine, 476 esami sono risultati negativi e 102 non eseguibili.

Il piano di monitoraggio nasce dalla considerazione che a causa di un’elevata presenza di attività industriali, l’ape volando e impollinando i fiori, può prelevare sostanze inquinanti, contaminando con residui di pesticidi anche il miele.

Per verificarne la purezza i ricercatori hanno raccolto campioni provenienti da 80 centraline istallate in diverse aree agricole.

Ogni stazione di monitoraggio è formata da due arnie munite di una gabbia di raccolta delle api morte. Il campionamento è stato effettuato una volta ogni quindici giorni, controllando  lo stato generale di salute dell’alveare, accertando e registrando su apposite schede il numero delle api morte nelle gabbie.

Una volta al mese, invece, è stato controllato il miele e il favo. Una delle contaminazioni più frequenti nel miele è quella generata dall’uso di prodotti chimici per la lotta agli infestanti in particolare nelle produzioni frutticole.

Dagli anni novanta la salute delle api (molto sensibili agli anticrittogamici, ai diserbanti e agli insetticidi) è in pericolo, anche per l’incremento dei pesticidi tossici, creati da aziende e colossi multinazionali.

L’uomo ha esercitato un intervento sempre crescente all’interno dei cicli naturali, rendendo sempre più delicato e problematico il suo rapporto con la natura, un rapporto che richiede necessariamente una visione globale e non parziale della realtà e dei vari settori d’intervento, poiché gli equilibri all’interno dell’ecosistema sono tali che non si può intervenire su un settore senza apportare modifiche negli altri.

In molte zone del Paese, in seguito alla meccanizzazione e alla specializzazione colturale, si è sviluppata la monocoltura e l’agricoltura intensiva che, modificando interi ecosistemi, ha comportato la riduzione delle varietà floreali insieme alla necessità di un uso massiccio e a volte indiscriminato di diserbanti e pesticidi anche durante il periodo della fioritura con conseguente moria di interi apiari.

Articolo e foto: Dr.ssa Stefania Mangiapane

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. gabriele ha detto:

    una bella notizia

    Mi piace

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