Filiera fichicola siciliana: una tradizione da custodire

Il genere Ficus, con la specie Ficus carica L., appartiene alla famiglia delle Moracee.
Originario dell’Asia Minore è simbolo di abbondanza e fecondità, ampiamente citato nella letteratura greca e latina. I suoi frutti erano considerati dono degli dei perché apparentemente non si formano fiori.
Le cv di fico domestico, numerose in Sicilia, prosperano quasi ovunque anche allo stato selvatico poiché si tratta di una pianta xerofita tipica della macchia-foresta mediterranea; ma, sebbene si adatti facilmente, predilige le posizioni assolate e i terreni argillosi e sabbiosi, leggeri e profondi; soffre nei terreni ad alto grado di umidità e al di sotto dei 7°C sotto lo zero può morire.
La fichicoltura siciliana interessa una superficie di 3.000 ettari e la produzione di fichi secchi si aggira intorno ai 20.000 quintali.
La più importante area di produzione si trova in provincia di Messina con le antiche varietà autoctone “fica palamitani”, “i mennu”, “fica tardivu”.
A San Pier Niceto sono presenti le cv “suttuni” e “buggisi”.
A Caronia la cv più diffusa è “scavuzzi”.
A Sinagra prosperano “dottato bianco” e “catinalisi nero”.
A San Salvatore di Fitalia sono tipiche la “attato”, la“messinese” e la“mucciusa”.
Nel territorio di Trapani la coltura è concentrata soprattutto in agro Buseto Palizzotto e Pantelleria. Le cv più coltivate sono bifarara, carci cama’ , fico zichecai,“fica i praci”, “fica catalanischi e mosica.
Gli impianti risultano senza sesti regolari, poiché la dislocazione simmetrica di solito non risulta possibile.

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Altre cultivar diffuse sono: Fico “tre volte” (dal sapore fine e delicato e maturazione precoce. Molto resistente ad agenti parassitari), “Fico pitinisi”, “Fica praci”, “fica catalanischi”, “bifarara”, “ficu natalina”, “mulinciana verde”.
La fichicoltura è praticata in tutta la Sicilia per il consumo allo stato fresco o essiccato.
Per quanto riguarda l’esportazione del prodotto siciliano (intorno a 1.000 quintali all’anno), le correnti di traffico sono dirette maggiormente verso l’Austria.
In questi ultimi anni i paesi dell’Europa occidentale hanno rarefatto la domanda sul mercato italiano, rivolgendosi ad altri paesi produttori del Bacino del Mediterraneo (Turchia e Grecia). La progressiva perdita del mercato è dovuta, oltre che ai mancati accordi di interscambio, al minor prezzo con cui viene offerto il prodotto in altri paesi orientali.
Gli aspetti che possono determinare un incremento all’esportazione sono:
scelta delle cultivar più adatte;
miglioramento dei sistemi di presentazione (calibrazione dei frutti, imballaggio, ecc.);
migliore presentazione del prodotto, con particolare riferimento al prodotto seccato;
studio dei mezzi di lotta per combattere i parassiti vegetali e animali che colpiscono i fichi durante e dopo l’essiccazione;
rivalutazione degli aspetti terapeutici e nutritivi .
Molti studi scientifici hanno dimostrato che il fico è un frutto completo e ricchissimo di proprietà salutistiche.

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I fichi sono altamente energetici, per l’alto contenuto di zuccheri; forniscono, infatti, 47 Kcal per 100 grammi di prodotto fresco, 280 Kcal se secco.
Nel fico si annovera un cospicuo contenuto di carboidrati (11%), circa il 2% di fibre, l’1% di proteine e pochissimi grassi (0,2%), sali minerali, in particolare potassio, magnesio e ferro, e vitamine.
Il fico è altamente mineralizzante perché contiene percentuali interessanti di fosforo, ferro, calcio, zolfo, iodio, bromo. Sono presenti tutte le vitamine ad eccezione della D.
Il fico fresco fornisce, per 100 g di parte edibile, circa 47 Kcal, g.0,9 di proteine, g. 0,2 di lipidi, g. 11,2 di glucidi, mg. 2 di sodio, mg. 270 di potassio , mg. 0,5 di ferro, mg. 43 di calcio, mg 25di fosforo, mg. 0,03 di Vitamina B1, mg 0,05 di Vitamina B2, mg 0,4 di Vitamina B3 , mg. 15 di Vitamina A, mg. 9 di Vitamina C.
Il fico secco fornisce, per 100 g di parte edibile, circa Kcal 240, g.3,5 di proteine, g.2,7 di lipidi, g. 58 di glucidi, mg.87 di sodio, mg. 1009 di potassio , mg. 3 di ferro, mg. 188 di calcio, mg 112 di fosforo, mg. 0,17 di Vitamina B1, mg 0,01 di Vitamina B2 3 , mg 0,06 di Vitamina B3, mg. 9 di Vitamina A.

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Il lattice sgorgante dai tagli è ricco di proteasi ed amilasi: a tal proposito, risulta un buon rimedio naturale per eliminare le verruche. Ha proprietà battericide, ma dev’essere comunque utilizzato con cautela, per evitare di subire irritazioni della pelle.
L’Istituto Mitsubishi di Tokyo ha isolato nel fico un principio attivo, la benzaldeide, in grado di eliminare le cellule cancerose, con remissione non soltanto nelle cavie ma anche nell’uomo.
I fichi da essiccare devono essere raccolti una volta raggiunta la piena maturazione, che si manifesta con la comparsa di una goccia mielosa in prossimità dell’ostiolo.
L’impollinazione con la Blastophaga psenes, ottenuta appendendo dei siconi di caprifico sul fico comune, pur accelerando la maturazione e aumentando la dimensione dei siconi eduli, comporta una colorazione rossastra della polpa con un aumento del numero e della consistenza degli acheni; per questo motivo nell’industria dei fichi secchi si tende a utilizzare varietà partenocarpiche che mantengono una polpa chiara.
Raccolti in piena maturazione, tagliati a metà o per intero vengono messi ad essiccare al sole, dando vita ad un prodotto dal sapore unico e il gusto fortemente zuccherino.
Durante l’essiccamento i fichi vanno protetti dalle impurità e dalle ovodeposizioni delle femmine di Efestia (Ephestia cautella).
A essiccamento avvenuto i fichi secchi devono essere disinfettati con soluzione salina di cloruro di sodio bollente, per circa due minuti.
Per un essiccamento ottimale la perdita d’acqua deve raggiungere il 30-35%.
I fichi destinati al consumo fresco devono essere raccolti appena la buccia raggiunge la colorazione tipica della cultivar e la polpa è ancora consistente.
Due settimane prima della raccolta va sospeso ogni apporto idrico per evitare che si verifichino le spaccature nella buccia che faciliterebbero l’ingresso di patogeni durante la conservazione. Le operazioni di raccolta dovrebbero essere condotte con molta delicatezza, in modo da evitare traumi che pregiudichino l’integrità della buccia, che annerisce facilmente in seguito a urti e pressioni. E’ consigliabile eseguire la raccolta a mano, esercitando una leggera torsione al siconio e un distacco netto in corrispondenza del peduncolo; per alcune cultivar potrebbe essere necessario l’uso di attrezzi affilati.

BIOLOGIA DEL FICO
Le piante sono di solito monoiche e hanno infiorescenze formate da fiori molto piccoli, per lo più apetali, contenuti all’interno di ricettacoli cavi sferici o piriformi (siconi), forati all’apice. I fiori pistillati hanno un ovario unicellulare maturante in minuscoli acheni a pericarpo crostaceo, sovente commestibili.
Nella specie Ficus carica si distinguono due sottospecie:
Ficus carica sativa (fico domestico) È un albero dal tronco corto e ramoso che può raggiungere altezze di 4-10 m. La corteccia è liscia e di colore grigio-cenerino; i rami sono ricchi di midollo con gemme terminali acuminate coperte da due squame brunastre. Quello che comunemente viene ritenuto il frutto è, in realtà, una grossa infiorescenza carnosa, piriforme, ricca di zuccheri, di colore variabile dal verde al giallo al nero-violaceo (siconio), all’interno della quale sono racchiusi i fiori, piccolissimi, che di norma sono esclusivamente femminili. Una piccola apertura apicale, detta ostiolo, consente l’entrata degli imenotteri pronubi. I veri frutti, che si sviluppano all’interno dell’infiorescenza, sono dei piccoli acheni. Le pseudoinfruttescenze, cioè i siconi, hanno colore variabile dal giallo al verde al nero-violaceo e maturano in tre distinti periodi, distinguendosi così altrettanti tipi di siconi:
– fichi fiori o primaticci o fioroni prodotti da gemme dell’anno precedente, che maturano in giugno-luglio;
– fòrniti o mammoni o fichi propriamente detti prodotti da gemme dell’annata, che maturano da agosto a settembre;
– fichi tardivi o cràtiri, autunnali.

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Alcune cultivar non producono i fioroni e si hanno soltanto i fichi propriamente detti.
Queste cv vengono definite unifere, mentre le altre bifere. Tra i fichi coltivati alcuni danno tutte e tre le generazioni di siconi (varietà trifere), ma nella maggior parte dei casi le cultivar sono unifere (con la sola fruttificazione estiva) o bifere (producono sia fichi primaverili che estivi).
Ficus carica caprificus (Fico selvatico o caprifico) È una pianta legnosa, spontanea nelle zone rupestri e asciutte del Mediterraneo e dell’Asia occidentale, con caratteristiche vegetative simili a quelle del fico domestico, dal quale si differenzia per le dimensioni ridotte, talora sotto forma di arbusto e per le pseudoinfruttescenze (siconi) non commestibili. Queste possono maturare in tre periodi, in primavera (fioroni), in estate (fòrniti o mammoni) e in autunno (cràtiri o mamme), e sono globose, cave, contenenti fiori maschili con 3-5 stami in prossimità dell’ostiolo e numerosissimi fiori femminili con uno stilo molto breve nei quali, producendovi galle, si sviluppano le larve della Blastophaga psenes, l’imenottero pronube, che possiede maschi atteri e femmine alate.
L’ovario dei fiori femminili a maturazione, infatti, si presenta trasformato in galle ad opera di questo insetto. Sono questi veri fiori che, fecondati, formano il seme.
Riproducendo il Fico per seme non si riproducono le caratteristiche della pianta madre, ma piante che nello stadio giovanile presentano i caratteri della pianta selvatica.
La pianta adulta ha una chioma molto espansa e belle foglie grandi, lobate, nella pagina superiore di colore verde più intenso rispetto alla pagina inferiore, ruvide, con tre o cinque lobi; può raggiungere notevoli dimensioni e in località aride le radici si estendono notevolmente.
All’estremità dei rami si formano le gemme a legno e le gemme fiorifere che generano i siconi e che si trovano anche all’ascella delle foglie dell’anno precedente o di quelle dei rami e dei germogli dell’anno.
I siconi sono dei ricettacoli carnosi, le cui pareti interne sono tappezzate dai fiori unisessuali.
Il siconio, a forma di trottola più o meno allungata, internamente termina nella parte superiore con in foro (ostiolo), munito di squame, che mette in comunicazione la cavità interna con l’esterno.
I singoli fiori che tappezzano l’interno, sia nel caprifico come nel fico domestico, sono unisessuali e associati variamente nel ricettacolo florale.
Il fico domestico è provvisto soltanto di fiori femminili longistili: mentre l’infiorescenza del caprifico è provvista di fiori femminili e maschili diversamente distribuiti secondo l’epoca di formazione dei ricettacoli.
Nei caprifichi si succedono durante l’anno tre tipi di ricettacolo:

Mamme che si formano nell’autunno all’ascella delle foglie, passano tutto l’inverno e maturano alla fine della primavera;
Fioroni che si sviluppano durante l’autunno-inverno e maturano alla fine della primavera;
Mammoni che maturano durante l’estate all’ascella delle foglie e maturano in autunno.

Nel fico domestico si hanno, invece, due forme di ricettacoli:
fioroni o fiori di fico che si formano in autunno e giungono a maturazione in giugno; sono provvisti soltanto di fiori femminili longistili;
fichi veri o forniti che si formano in primavera all’ascella delle foglie dei nuovi germogli e maturano in agosto-settembre; possiedono fiori femminili longistili, raramente fiori maschili.
La fecondazione dei fiori di fico, non per tutti i gruppi necessaria per la formazione del frutto, tuttavia, apporta vantaggi sia anticipando l’epoca di maturazione, sia guadagnando in grossezza e serbevolezza, ed è resa possibile grazie all’intervento della Blastophaga psenes L. che svolge il suo ciclo biologico nell’infiorescenza del caprifico e nello stesso anno due o tre generazioni compiono la fecondazione di tre gruppi successivi di fichi ricordati.
La Blastophaga psenes L., fecondata, depone le uova in autunno nei fiori femminili brevistili, contenuti nelle mamme.
Dalle uova, a fine inverno, si sviluppano le larve e, in aprile, gli adulti. I maschi, che schiudono prima, fecondano le femmine mentre sono ancora rinchiuse nella galla. Verso la fine di aprile le femmine fecondate escono dal fico attraverso l’ostiolo, volano alla ricerca dei profichi, vi penetrano dall’ostiolo perdendo le ali nell’attraversarlo e depongono le uova negli ovari dei fiori gallicoli, poi muoiono all’interno.
I profichi ingrossano e, entro due mesi, dalle uova si sviluppano gli insetti adulti che migrano. Nell’atto di uscire si caricano del polline dei fiori maschili situati in prossimità dell’ostiolo. Intanto si sono sviluppati i mammoni del caprifico e le blastofaghe vi penetrano e depongono le uova trasportando il polline sui fiori femminili.
Nello stesso periodo compiono la loro evoluzione i frutti del fico domestico. Le blastofaghe che volano alla ricerca dei siconi dei caprifichi, penetrano anche nell’interno dei fichi domestici, ma non possono depositarvi le uova perché i fiori femminili sono longistili. Però, circolando su questi fiori, trasportano il polline e li fecondano. Da ciò l’origine dei semi anche nei fichi domestici.
I fichi che hanno bisogno della fecondazione dei fiori in tal modo giungono a maturazione.
Sembra che influisca sullo sviluppo dei frutti anche l’azione di una sostanza acida che le blastofaghe emettono nell’atto della fecondazione.
La caprificazione (cioè la fecondazione compiuta per mezzo delle blastofaghe) è indispensabile per la maggior parte dei fichi domestici siciliani.
Il Caprifico cresce spontaneo in Sicilia ed è fra le più caratteristiche specie rupestri. Si distingue dal fico domestico per la statura più contenuta, per le foglie più piccole e per la presenza dei mammoni.

PROPAGAZIONE
Il fico radica con molta facilità e si presta bene ad essere moltiplicato per talea.
Le talee, prelevate da branche di due o tre anni, si possono mettere subito a dimora oppure in barbatellaio. La lunghezza delle talee (cm 40-60) deve essere maggiore nei terreni aridi, minore nel barbatellaio.
Dal ceppo si formano spesso polloni utili per produrre barbatelle radicate per nuovi impianti oppure per ricostituire piante vecchie e deperite allevandone uno alla base del vecchio tronco.
I polloni vanno rincalzati con terriccio in estate; la loro messa a dimora avverrà alla fine dell’inverno successivo.
All’innesto (a corona, a gemma, a spacco inglese sulle cacciate dell’anno) si può ricorrere per cambiare cultivar e per mettere a frutto piante provenienti da seme o i caprifichi.
Le cv di fico domestico, numerose in Sicilia, prosperano quasi ovunque, crescono arbustivi allo stato selvatico e, sono numerosi gli agricoltori che si dedicano alla fichicoltura consociata con olivi o erbacee. L’incremento dell’esportazione potrebbe favorire una maggiore estensione della coltura e migliori redditi economici.
Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto: www.lifegate.it

http://www.siciliafan.it/

www.giardinaggio.org

www.freshplaza.it

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuliana C. ha detto:

    amo i fichi. avevo una pianta nella mia casetta di campagna e facevo delle gran spanciate. negli ultimi anni, ovunque io li compri, li trovo praticamente privi di sapore, sebbene maturi. che peccato!

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    1. Ciao Giuliana, i fichi sono altamente energetici, per l’alto contenuto di zuccheri; forniscono, infatti, 47 Kcal per 100 grammi di prodotto fresco, 280 Kcal se secco. Ti invito a non demordere e cercare un’azienda biologica che li produce 🙂

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