Lotta al caporalato: stop alle aste a doppio ribasso

 

Per favorire la trasparenza, l’equità e la legalità in agricoltura e il pieno rispetto dei diritti dei lavoratori si è stipulato un Protocollo d’intesa del ministero dell’Agricoltura con Federdistribuzione e Conad.

Un patto di impegno per promuovere con un codice etico  che contenga le linee guida per stabilire pratiche commerciali leali in tutta la filiera agroalimentare nonché gli impegni nell’acquisto dei prodotti agroalimentari da parte della Grande distribuzione organizzata.

L’adesione delle imprese agricole è volontaria, ma è il primo passo verso un nuovo modo di proteggere il comparto attraverso una Rete del lavoro agricolo di qualità.

In cosa consiste? Le imprese aderenti si impegnano a non fare ricorso alle aste elettroniche inverse al doppio ribasso per l’acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari.

 

“Sono molto soddisfatto — afferma il ministro Maurizio Martina nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera- , è un punto di partenza importante in particolare sul dire no alle aste al doppio ribasso. Così ci impegniamo a fare un salto di qualità importante e questo è un segnale per tutto il mondo agricolo”.

Le aziende si impegnano a realizzare etichette (qr code, etichetta narrante, app dedicate) per garantire la tracciabilità dei prodotti  e delle materie prime, sul rispetto delle norme sul lavoro agricolo e sui passaggi di filiera.

Ma non basta.

Perché non si promuove nella grande e piccola distribuzione il prezzo trasparente?

Ognuno di noi ha l’obbligo di saperlo: la realtà dell’agricoltura, esclusa qualche piccola eccezione, è drammatica.
Le campagne sono avvelenate dalla chimica, le sementi sono in mano a poche multinazionali, i terreni sono sempre più impoveriti e resi sterili dalla monocoltura, gli animali sono considerati
solo macchine da produzione.
I commercianti fanno la guerra dei prezzi, cercando di conquistare bacini di consumatori inconsapevolmente loro complici, con tagli di prezzo di vendita che creano una pressione esasperata con inesorabili ricadute sul prezzo d’acquisto del latte, dei cereali, degli ortaggi e della frutta.
Ecco qualche dato.
Oggi in campagna un chilo di grano convenzionale è pagato circa 20 centesimi (con esso si produce un chilo abbondante di pane), un litro di latte circa 35 centesimi, un chilo di pomodori 8 centesimi.
Con questi prezzi, utilizzare tutti i mezzi possibili per sopravvivere, compresi concimi, veleni, sementi OGM e manodopera a basso prezzo può non essere cinismo, ma necessità di sopravvivenza.

Alla luce di queste considerazioni emerge una realtà complessa nella quale il responsabile non è solo il contadino che usa i braccianti in nero a basso costo o il caporale o le multinazionali della chimica: siamo tutti noi che alimentiamo un sistema economico che non valorizza il prodotto ed il suo valore.
Il prezzo è l’elemento fondamentale di una sana economia.
Ogni singolo individuo, con le sue quotidiane scelte di acquisto è il vero propulsore dell’economia.
Eviterà la distruzione dei suoli e del paesaggio agrario e l’avvento degli OGM che produrrà inesorabilmente la degradazione degli animali e la morte di fatica nelle campagne.

Esistono, però, dei principi alla base del commercio equo e solidale, che applicati su più ampia scala potrebbero non solo dare dignità all’agricoltore, ma arricchire di maggiore consapevolezza il consumatore: il prezzo trasparente.

 

Cos’è il prezzo trasparente?

Uno strumento per raccontare la storia di un prodotto in numeri, partendo dal suo prezzo.
Ogni voce di costo che compone il prezzo al quale acquisti un qualsiasi prodotto del commercio equo, alimentare o artigianale, identifica un momento del suo viaggio da chi lo ha realizzato fino a chi lo compra.
Come la Carta dei Criteri del commercio equo definisce il prezzo trasparente?

“Il prezzo trasparente è un supporto informativo che deve contenere almeno questi dati: prezzo FOB pagato al fornitore, costo di gestione, importazione e trasporto, margine per la vendita. Tali informazioni possono essere indicate in percentuale o in valore assoluto, per singolo prodotto o per categoria di prodotti, o per paese di provenienza, o per gruppo di produttori.”

Perchè trasparente?

Il prezzo trasparente comunica in modo immediato i costi di tutta la filiera, mettendone in evidenza ogni fase: ideazione, produzione e distribuzione.
Il prezzo trasparente mostra quanto di un prodotto equo solidale resta nel paese di origine e quanto costa farlo arrivare in Italia e successivamente distribuirlo.

Un solo prezzo trasparente per tanti prodotti?

Un pacchetto di caffè o una tavoletta di cioccolato non hanno lo stesso prezzo di un cesto in foglie di banano o di una t-shirt in cotone: filiere produttive diverse danno origine a una diversa composizione del prezzo.
Diversa ma non arbitraria o dipendente dagli instabili flussi del grande mercato: alla base di ogni prezzo trasparente c’è infatti una relazione diretta e paritaria tra organizzazioni di produttori e di importatori, relazione che fa si che il prezzo concordato per ogni prodotto tenga conto delle ore di lavoro, dei materiali, delle competenze e delle tecniche necessarie a realizzarlo.

“Le organizzazioni del commercio equo e solidale si impegnano a pagare un prezzo equo che garantisca a tutte le organizzazioni (di produzione, di esportazione, di importazione e di distribuzione) un giusto guadagno; il prezzo equo per il produttore è il prezzo concordato con il produttore stesso sulla base del costo delle materie prime, del costo del lavoro locale, della retribuzione dignitosa e regolare per ogni singolo produttore”

(Carta dei Criteri n. 3.3).

 

Ad esempio, per gli alimenti, il costo della lavorazione è comprensivo del costo della struttura, dei macchinari e del personale.

Ecco, nello specifico, la somma delle voci che poi dà vita al prezzo indicato nel cartellino dei prodotti:

 

 prezzo FOB al produttore: il prezzo della merce al produttore è detto FOB (Free On Board), ossia il prezzo della merce caricata sulla nave, comprensivo cioè dei costi di trasporto interni fino al porto (o all’aeroporto) di spedizione. Tale prezzo può essere in dollari o euro.
• nolo, dazio, sdoganamento e prefinanziamento: sono le varie voci del costo del trasporto (nolo mare, operazione doganale, assicurazione, soste container, trasporto porto-magazzino) dal paese produttore all’Italia e di eventuali dazi. La percentuale esce dal rapporto tra il valore della spedizione e il totale delle varie spese di trasporto e sdoganamento. Il prefinanziamento è una percentuale del prezzo dato al produttore che tiene conto dei costi finanziari sostenuti dalla cooperativa per anticipare ai produttori una quota che va dal 50% del valore della merce fino al 100%.• trasporto in Italia: è una percentuale (in media per alcune cooperative del commercio equo e solidale è il 7% sul prezzo al pubblico) del prezzo che tiene conto dei costi di spedizione della merce in Italia.• margine: è il margine lordo, che tiene conto anche dei prodotti rotti o invendibili e che serve a coprire le spese di funzionamento della struttura.

• margine medio botteghe: è il margine lordo della bottega che rivende il prodotto al pubblico. Tale margine varia per alcune Cooperative come LiberoMondo da un 22% a un 43%, a seconda del tipo di prodotto.

• prezzo al pubblico iva esclusa

 iva: sui prodotti alimentari varia dal 4% al 22%; sui prodotti artigianali è del 22%.

 prezzo di vendita al pubblico

 

Volete vedere un esempio?

http://www.liberomondo.org/liberomondo/cms/content/14-prezzi-trasparenti.html

Fonte: Cooperativa LiberoMondo

Articolo: Dr.ssa Stefania Mangiapane

Foto: http://www.coltiviamoagricolturasociale.it/

http://www.dipietrosrl.it/

https://www.balcanicaucaso.org/aree/Kosovo/Kosovo-fatica-d-agricoltura-172785

http://www.inuovivespri.it/2016/11/29/agricoltura-fima-allattacco-il-governo-renzi-quadruplica-le-comunicazioni-iva-puntano-al-land-grabbing/

 

 

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