Orzo: il superfood ricco di vitamine. Guida alla coltivazione bio

L’orzo da sempre viene utilizzato come farina per la panificazione, torrefatto come surrogato del caffè e per minestre ed  è rimasto un componente di alcuni piatti tipici del Sud.

Attualmente viene usato più che altro per l’alimentazione del bestiame e per la trasformazione in malto dal quale si ottengono la birra e il whisky.

Recentemente sono state rivalutate le virtù salutistiche di questo cereale digeribilissimo e rimineralizzante ed è aumentata la domanda di alimenti a base di orzo, alimento ideale quando si soffre di cistite, gastrite e colite per le proprietà antinfiammatorie, lassative ed emollienti dovute alla ricchezza in ordeina, ordenina (azione antisettica sull’intestino), maltosio e destrina.

 A differenza dell’orzo comune, le glumelle che rivestono il seme costituite da fibre  indigeribili, nell’orzo nudo (sin. mondo) si staccano dal seme durante la trebbiatura e, quindi, non occorre  praticare la decorticazione (perlatura) che porta via gli strati più esterni del seme dove sono concentrate sostanze di elevato valore salutistico (fosforo, magnesio, potassio, ferro, calcio, vitamina E, vitamina PP).

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Questa rusticissima erbacea annuale, che a maturità può raggiungere un’altezza di 60–120 cm, si adatta a tutti i terreni, persino mediamente salsi (anche a 8 – 10 mS cm) purchè non soggetti a ristagno idrico. E’ più produttiva in quelli di medio impasto con una buona componente di fosforo e potassio, ben drenati, con ph compreso tra 7 e 8.

Per la produzione di malto è sconsigliabile far seguire l’orzo alle leguminose, in quanto l’arricchimento in azoto causato da queste provocherebbe un eccessivo contenuto proteico nella granella, una produzione eccessiva di paglia a scapito della granella e favorirebbe l’allettamento.

Sui terreni troppo poveri di fosforo e potassio, prima della preparazione del letto di semina,  si possono distribuire  5 qli\ha di concime organo-minerale ammesso in agricoltura biologica.

L’orzo compete egregiamente sulle erbe infestanti così da rendere superflue le pratiche del diserbo e può facilmente essere gestita con le tecniche di agricoltura biologica, per esempio utilizzando elevate dosi di semente e minime distanze tra le righe della seminatrice per ottenere una veloce copertura del terreno e aumentare l’effetto competitivo sulle infestanti.  

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Può essere seguito da pomodoro o erba medica, oppure alternato al maggese.

Non teme temperature elevate e neppure la siccità fatta esclusione del periodo critico (2 settimane prima e 2 settimane dopo la fioritura durante le fasi di levata o di spigatura); è invece sensibilissimo alle basse temperature.

Pertanto, variando l’epoca di semina per evitare danni da gelo, si  può coltivare ovunque dal livello del mare fino ai 4500 m maturando nelle brevi estati di quelle zone.

Dove il freddo è più intenso vanno seminate le varietà “alternative” (non hanno necessità di “vernalizzazione” per differenziare le spighe) da metà febbraio a metà marzo, mentre al sud va anticipata di 15-30 giorni, appena si hanno condizioni climatiche idonee, per evitare che la coltura si trovi nella fase di maturazione con temperature troppo elevate.

In Sicilia viene generalmente seminato dalla prima decade di novembre alla prima decade di dicembre sfruttando così le precipitazioni del periodo autunno-invernale.

La densità di semina ottimale è di 350 semi\mq pari a 160-200 Kg\ha.

Nei terreni non compattati e ben drenati è consigliabile effettuare la semina diretta su terreno non lavorato aumentando del 15% la dose di semente con seminatrice regolata per posare i semi a 4-5 cm di profondità e a righe distanti 14-18 cm.

Si può tranquillamente seminare sulle stesse parcelle (ristoppio), ma, anche per prevenire malattie crittogamiche, è preferibile seminare l’orzo dopo colture da rinnovo (patata, pomodoro, mais).

 

La raccolta dell’orzo da granella è effettuata nelle prima decade di giugno con mietitrebbie utilizzate anche per altri cereali, cambiando le testate in base alla coltura; mentre l’impiego come foraggio verde prevede la trinciatura nella prima decade di maggio al Nord Italia e tra il 15 marzo e il 15 aprile al Sud Italia.

Alla mietitura la cariosside deve presentare un tenore in umidità del 12 – 24%, ma si preferisce anticipare per evitare che il disseccamento della pianta provochi la caduta delle cariossidi. In questo caso però si procede all’essiccazione della granella in appositi essiccatoi dove non devono essere superati i 40 – 45 °C per evitare riduzione alla germinabilità del seme.

La produzione unitaria varia tra le 2 – 6 t per ettaro.

Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto: http://www.donnaclick.it/salute-donna/104227/acqua-dorzo-una-preziosa-alleata-per-il-tuo-sistema-immunitario/

http://www.recipetineats.com/greek-lemon-orzo-salad-risoni/

https://it.depositphotos.com/8285145/stock-photo-wheatfield-with-barley-spike.html

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