Coltivare rose con il metodo biologico: scelta etica per nuovi mercati

La rosa (Rosa), il fiore più amato al mondo,  è un arbusto sarmentoso provvisto di aculei che consentono di agganciarsi a piccoli alberi o pagode (soprattutto sarmentose e rampicanti come “R. moschata”, “R. sempervirens”, “R. multiflora”).

Vengono suddivise in rose antiche (R. alba, R. chinensis, R. damascena, R. gallica, R, noisettiana, R. portland, R. provenza, R. sempervirens), rose botaniche (selvatiche e ibridi spontanei) e rose moderne.

Le rose antiche, fatta eccezione “R. de Rescht”, “R. Therese Bunet”, tutti gli ibridi di “R. moscata” e “R. mutabilis”, hanno un’unica fioritura straordinaria in maggio-giugno e non rifioriscono.

 

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“R. damascena”, molte “R. rugosa”, alcune “R. gallica” sono rifiorenti, ma non con l’abbondanza delle rose moderne e, comunque, presentano fogliame inconsistente e portamento penalizzato dalle potature.

 

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“R. chinensis” e gli ibridi “stud roses” hanno apportato geni nuovi nell’ibridazione. In particolare “blush China di Park” e “Yellow China di Hume” hanno dato origine alle “Rosa tea” europee e agli ibridi di tea. Le rose cinesi hanno caratteristiche genetiche diverse: sono diploidi (le rose europee sono tri e tetraploidi), hanno un profumo più fresco e delicato, il colore dei petali è più brillante del vinaceo delle galliche, sono rifiorenti, si incrociano facilmente e non necessitano di essere potate. La “R. Yellow China di Hume” ha introdotto il gene del colore giallo.

 

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TECNICA COLTURALE

Le rose prosperano nei terreni argillosi, sassosi, perfettamente drenati, concimati con letame maturo e irrigati sottochioma, evitando di bagnare le foglie, in un’area circolare lontana dal fusto oltre la proiezione della chioma sul terreno, dove si trovano le radici assorbenti più esterne.  Tuttavia la scelta del portainnesto può fare la differenza, permettendo di adattare cultivar pregiate in condizioni pedoclimatiche varie. Per esempio come pertinnesto la R. canina induce sviluppo modesto, resistenza al calcare attivo nel suolo, resistenza alla siccità e al gelo.

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Nei giardini al mare tollerano bene l’aria salmastra e i terreni sabbiosi R. rugosa più resistente al freddo e R. virginiana per i climi miti.

Ad agosto si esegue lo scasso del terreno alla profondità di circa 40 x 40 x 40 oppure 50 x 50 x 50 cm in base allo sviluppo espanso e superficiale delle radici del portainnesto (come per la R. canina)  o profondo (R. indica maior).

A gennaio-febbraio nei climi temperati o marzo-aprile in quelli freddi si esegue l’impianto del roseto, su terreno asciutto e ben amminutato, facendo attenzione a interrare di un centimetro il punto di inserzione dell’innesto.

Le piante vanno poste a 40 cm sulla fila e 80 cm-1 metro tra le file.

La parte aerea si taglia a 2-3 branche con 3-6 gemme, così pure le radici.

Colmata la buca è opportuno distribuire in superficie letame pellettato di immediata e veloce assimilazione.

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POTATURA

Durante periodo di formazione si eliminano, per uno-due anni, i boccioli e i getti pedali sotto il portainnesto così da stimolare polloni vigorosi che vanno cimati quando raggiungono l’altezza del resto della pianta. Dall’apice si svilupperanno 3 getti fiorali.

A parte questo intervanto, le rose botaniche, le spinosissime Mermaid e le R. banksiae, non si potano.

Neppure le varietà sarmentose, con un’unica fioritura strepitosa in maggio-giugno: è sufficiente eliminare dalla base solo i rami principali invecchiati di 3 anni e curvare i sarmenti di 1 anno (fioriranno nella primavera successiva).

Le rose rampicanti non si potano nei primi due-tre anni; in seguito si accorciano a 10 cm i rametti laterali che hanno prodotto fiori nella stagione precedente.

Alle rose antiche non rifiorenti  i rami principali vanno ridotti di un terzo della lunghezza eliminando anche quelli che si incrociano.

Gli ibridi di R. tea e di R. floribunda vanno potate di tutti i rami a tre quarti della lunghezza.

Le rose rifiorenti moderne richiedono un taglio di rinnovo invernale e uno primaverile dopo la fioritura lasciando solo 2 – 3 gemme dalla base se sono ibridi di R. tea e R. floribunda, oppure 4 – 5 gemme se sono rose di nuova generazione (rifiorenti come le inglesi di David Austin).

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Una potatura leggera stimola le rose inglesi a formare moltissimi fiori di dimensioni ridotte, mentre se i rami si tagliano a metà della lunghezza produrranno un numero inferiore di fiori di maggiori dimensioni.

Alle rose rampicanti, che tendono a spogliarsi alla base, dal terzo anno in poi, va tagliato uno dei rami più vecchi a 15 cm da terra, lasciando 3 gemme, da cui svilupperanno forti germogli.

Le rose Polyantha si potano a marzo, dopo la prima e le fioriture successive, fino all’autunno.

I resti di potatura e le foglie vanno bruciati e mai aggiunti al cumulo di compostaggio perché possono contenere patogeni.

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PROPAGAZIONE

La semina si effettua in autunno, subito dopo la raccolta dei semi, la cui germinabilità è pregiudicata dalla conservazione e dalla mancata esposizione al freddo.

La maggior parte delle rose viene moltiplicata tramite innesto a gemma vegetante (in febbraio-marzo) o a gemma dormiente (in settembre) su portinnesti provenienti da seme.

Ad agosto o inizio autunno si possono prelevare talee legnose di 20 – 25 cm alle quali vanno asportate tutte le gemme ad esclusione di una coppia di foglie apicali con funzione tira-linfa e piantata immediatamente in terriccio umido per un terzo della lunghezza.

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TEMPERATURA

Al di sotto di 7° C in autunno-inverno con la riduzione delle ore di luce, la rosa entra in riposo vegetativo perdendo le foglie così da tollerare qualche grado sotto zero.

In primavera con il progressivo aumento della temperatura a 12-14° C si ha l’emissione dei germogli la cui gemma apicale si evolve poi in fiore. Con temperature più basse i germogli non differenziano i boccioli. Intorno a 18° C  si ha la maturazione del polline  e la fecondazione.

Anche la durata delle ore di luce è fondamentale per l’emissione e lo sviluppo dei germogli e delle gemme a fiore, tanto che in semiombra lo sviluppo è lento e stentato e i fiori risultano poco colorati.

In piena estate l’elevata luminosità e le temperature superiori a 35° C, le brezze cariche di salsedine e i venti sciroccali provocano ustioni, restringimento della lamina fogliare, caduta delle foglie e dei fiori.

Infine si sottolinea che la rosa è sensibilissima all’umidità dell’aria che deve attestarsi intorno all’85% per fioriture di buona qualità.

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 DIFESA BIOLOGICA

Le rose sono piante robuste in grado di sopportare condizioni difficili; ma per dare fioriture abbondanti ed essere resistenti all’attacco di patogeni, devono essere collocate in posizioni arieggiate e soleggiate e ricevere cure adeguate soprattutto a maggio.

Un roseto per la produzione primaverile e autunnale dei fiori ha una durata di 3 – 12 anni, a seconda se in coltura intensamente forzata oppure no. La permanenza sullo stesso appezzamento è causa di accumulo di fitotossine e di agenti patogeni per cui a fine ciclo è bene attendere almeno 5 anni prima di tornare a coltivarci le rose.

L’ecosistema subisce ogni anno danni dovuti alla coltivazione convenzionale delle rose: le acque vengono contaminate dai prodotti fitosanitari e l’incidenza di episodi di avvelenamento riguardanti la fauna – ma anche l’uomo – è elevata; infatti i pesticidi rimangono sui fiori che acquistiamo e annusiamo.

Le rose biologiche, invece, hanno un valore aggiunto perché è un acquisto che non reca danno all’ambiente e alla salute e sostiene metodi di coltivazione virtuosi.

L’etichetta obbligatoria sulla confezione con riferimento al regolamento CEE 2092\91, garantisce l’assenza di pesticidi (aiab.it).

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Rose bio vengono richieste soprattutto in Svizzera e nei Paesi nordeuropei; in Italia vengono venduti attraverso i canali della grande distribuzione organizzata e nei negozi specializzati in prodotti bio (Hogart e Naturasì).

Coltivare rose con metodo biologico e\o biodinamico diventa una scelta etica, ma è anche una nuova opportunità di mercato per sopravvivere alla concorrenza del mercato globale sui fiori da coltura convenzionale.

La lotta biologica delle rose è soprattutto preventiva e si avvale dei seguenti accorgimenti agronomici:

–  consociazione con santoreggia, tagete, nasturzio, lavanda e aglio dal potere repellente contro afidi (Macrosiphum rosae) cocciniglie(Quadraspidiotus perniciosus, Aonidielle aurantii, Parlatoria oleae, Eulecanium corni, Aulacaspis rosae, Hemiberlesia camelliae).

–  Protezione degli insetti utili come coccinelle voraci predatrici di afidi, stafilinidi, ecc;

–  Evitare trattamenti insetticidi non selettivi e di sintesi:

–  Evitare concimi azotati:

–  Evitare sbalzi repentini nei turni di irrigazione;

–   Non bagnare con acqua troppo fredda  per evitare stress alle radici;

– Irrorare con getti di acqua miscelata a sapone di potassico per uso agricolo o bicarbonato (2 cucchiaini\1 litro d’acqua) o limone (succo di 2 limoni\ 1 litro d’acqua) o aceto (25%).

ü  Utile anche il macerato di ortiche (300 gr\ 5 litri d’acqua) oppure il decotto a base di aglio che si prepara portando a ebollizione tre teste di aglio in un litro d’acqua e, una volta raffreddato, irrorarlo sulla pianta e sotto le foglie nel tardo pomeriggio.

I prodotti a base di piretro uccidono le coccinelle, pertanto, vanno adoperati una volta a settimanasolo in caso di forti infestazioni di afidi(Macrosiphum rosae), coleotteri (Agrilus viridis, Sinoxylon sex-dentatum, Coroebus rubi, Cetonia aurata), lepidotteri (Lymantria dispar, Euproctis chrysorrhoea, Porthesia similis), cicalina (Typlocyba rosae).

In autunno si consiglia di smuovere la terra in modo da esporre al gelo uova e larve così da limitarne la diffusione in primavera.

Il mal bianco della rosa (Sphaerotheca pannosa) va trattato con applicazioni di zolfo bagnabile-80 e rame.

Per la ticchiolatura (Venturia inaequalis) e la peronospora della rosa (Peronospora sparsa) sono utili preventivi trattamenti settimanali con solfato di rame tribasico-15,2 oppure poltiglia bordolese-20.

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PROPRIETA’

I petali di rosa sono ricchi di vitamina C, di potassio, di rame, di iodio, di vitamine del gruppo B e della preziosa vitamina K. Possono anche essere aggiunti alle insalate e ai risotti per elaborare dei piatti sofisticati e  squisiti.

Vengono utilizzati per l’estrazione dell’essenza di rosa e per infusi dalle proprietà medicinali astringenti,  così come le foglie, per la preparazione di un ottimo thè.

I semi di questa pianta sono utilizzati per l’estrazione di un olio in grado di attivare i processi biorigenerativi delle cellule cutanee: contiene acidi grassi essenziali polinsaturi (linoleico 41%, linolenico 39%),  vitamina A.

cinorrodi (falsi frutti derivati dall’ingrossamento del ricettacolo del fiore invece che dall’ovario), molto ricchi di vitamina C (da 2275 mg a 6977 mg\100gr contro i 50 mg delle arance), sono impiegati nella preparazione di tisane e marmellate. L’infuso ha azione disinfettante, immunostimolante e aiuta a combattere le infezioni, in particolare quelle delle vie urinarie.

Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto:

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