Mandorlo in fiore: assaggio di primavera

mandorli in fiore dalla fine di gennaio ai primi giorni di marzo sono uno spettacolo straordinario, con bellissimi fiori di colore bianco o rosato del diametro di circa 5 cm e con 5 petali e sepali che sbocciano sui rami spogli sono una magia che si rinnova ogni anno in Sicilia ancor prima dell’arrivo della primavera.

Sono i primi a fiorire tra tutte le drupacee, e per questa ragione trovano le condizioni favorevoli soltanto nelle regioni meridionali, in Sicilia e nelle località dove non si verificano ritorni di basse temperature, dopo periodi miti che accelerano la fioritura. In Sicilia, a Palermo e Catania, infatti, le cultivar a fioritura più precoce cominciano a fiorire entro il 15 gennaio; le più tardive nella prima decade di marzo. Pertanto è opportuno introdurre e sperimentare diverse collezioni varietali nello stesso appezzamento per determinare l’adattamento delle cultivar alle condizioni climatiche del luogo in cui si vuole impiantare un mandorleto e per stabilire le più opportune consociazioni delle cultivar. Queste consociazioni sono indispensabili perché la maggior parte delle cultivar è autoincompatibile.

Ogni cultivar deve essere consociata proprio con le rispettive cultivar impollinatrici che, naturalmente devono fiorire insieme con la cultivar da impollinare.

Le cultivar a seme dolce sono numerosissime dalle “Insalaca”,”Sangisuga” a guscio semiduro della provincia di Palermo, alle “Avola”, “Romana”, “Pizzuta” “Rappara”, “Sangiovannese” “Rinaldi”, “Rachele”, “Aragonese” dei territori di Siracusa, Ragusa, Catania e Agrigento, e poi “Tuono”, “Pizzuta di Avola”, “Fascineddu” per la Puglia.

Tra le varietà più note si segnalano: il “GF 677”, propagato in vitro e molto produttivo; il “PS A6”, meno resistente alla siccità e all’azione del calcare rispetto al “GF 677”; il Franco ottenuto da semi di mandorle amare o dolci, indicato per i terreni soggetti a frequente siccità.

Vengono anche distinte per varietà che diversificano l’utilizzo:

  • mandorle da tavola fresche per il consumo del frutto acerbo immaturo, grosso;
  • mandorle da tavola secche con guscio che si può rompere con la pressione delle dita;
  • mandorle da dolceria che sono le più esportate.

Altre classificazioni si basano sul sapore amaro o dolce:

  • Le cultivar a seme amaro (dure o semidure) sono utilizzate soltanto nell’industria dolciaria o per l’estrazione dell’essenza; sono edibili ma in piccole quantità per il contenuto di amigdalina, un glucoside da cui ha origine l’acido cianidrico, sostanza potenzialmente pericolosa per la salute dell’uomo e ad alte dosi possono risultare velenose. Infatti già 40 mandorle amare apportano un contenuto di acido cianidrico potenzialmente “letale” per l’organismo;
  • Quelle a seme dolce(dure, semidure o fragili), più versatili, sono maggiormente utilizzate in cucina e nell’industria dolciaria

Puglia e Sicilia, fino agli anni ’70, detenevano il primato mondiale della produzione di mandorla. Oggi la maggior parte del prodotto viene importata dalla California (USA), dalla Turchia, dalla Spagna e dagli altri Stati del Bacino del Mediterraneo; persino dall’Australia. Tuttavia, visto che il consumo di mandorle fa parte delle abitudini quotidiane bisogna verificare sempre la provenienza preferendo quelle prodotte dagli agricoltori locali.

Il mercato evidenzia un trend di crescita dei consumi per le mandorle 2019/20 del 15,3% (elaborazioni ISMEA su dati ISTAT e ITC), determinato principalmente dal valore salutistico riconosciuto dai consumatori a questa categoria di prodotti. Le mandorle sono, tra la frutta secca, le più diffuse e apprezzate anche perché costituiscono una preziosa fonte energetica, contrastano l’azione dannosa dei radicali liberi quindi anche l’invecchiamento ed il rilassamento cutaneo, riducono il rischio di tumore al colon, rafforzano la memoria e migliorano l’umore.

Uno studio pilota condotto da ricercatori della University of California, Davi[Foolad N, Vaughn AR, Rybak I, Burney WA, Chodur GM, Newman JW, Steinberg FM, Sivamani RK. Prospective randomized controlled pilot study on the effects of almond consumption on skin lipids and wrinkles. Phytotherapy Research. 2019;1–6. https://doi.org/10.1002/ptr.6495] ha evidenziato che uno spuntino quotidiano di mandorle, al posto di altri snack, ha ridotto l’ampiezza e la gravità delle rughe nelle donne in postmenopausa.

Il modo più salutare di consumare le mandorle è con una lavorazione limitata e con la pellicina dalle proprietà antiossidanti e dove è contenuta una grande quantità di nutrienti. 

Le mandorle sono particolarmente ricche di vitamina E (circa 24 mg ogni etto) che rallenta i processi di invecchiamento cellulare e contribuisce al rafforzamento delle difese immunitarie,
vitamina A, vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5 e B6), oltre che beta carotene e luteina, acido folico importante per le gestanti e acidi grassi “buoni” Omega-3, anticolesterolo  dalle proprietà antinfiammatorie, favoriscono il benessere del cuore e della circolazione.


Il Sale minerale maggiormente presente è il Magnesio (270 mg per 100 g), dalle proprietà benefiche per il sistema nervoso in caso di stress e stanchezza; ma anche il Calcio, ideale per quanti siano affetti da osteoporosi e per la salute dei denti; buone le percentuali di Ferro che fanno delle mandorle delle buone alleate in caso di anemia sideropenica.
Infine Potassio, utile per tenere bassi i livelli della pressione ematica (anche per la quantità molto contenuta di Sodio), Rame, Zinco, Fosforo, Manganese.

Purtroppo sono ricche di ossalati ed è meglio non eccedere se si soffre di patologie ai reni.

Articolo: Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto: pexels.com

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