Pesticidi e danni neurologici nei bambini

Nei processi di autorizzazione alla produzione e commercializzazione di una vasta gamma di prodotti (derivati plastici, cosmetici, pesticidi, ecc.) vengono prese in considerazione singole sostanze chimiche dei componenti, però singole sostanze chimiche che causano effetti specifici possono produrre tossicità cumulativa.

Uno studio europeo pubblicato su Science, ha dimostrato la particolare tossicità della sinergia tra sostanze chimiche alle quali siamo continuamente esposti e che interferiscono col sistema endocrino. Singolarmente considerati questi composti chimici sono spesso al di sotto del limite stabilito, ma la sinergia di questa enorme quantità di sostanze chimiche tossiche (ftalati, bisfenolo A e composti perfluorurati di pesticidi), penetrando nel corpo umano veicolate dall’acqua, dal cibo e dall’aria, costituiscono un mix chimico (riscontrato nel sangue e nelle urine delle gestanti) direttamente responsabile del ritardo nello sviluppo del linguaggio nei bambini.

Finanziato dall’Unione Europea, è stato condotto in tre fasi su circa 2.000 donne dall’inizio della gravidanza fino all’età scolare dei bambini dall’Università di Uppsala, dall’Università di Karlstad, dall’Università di Göteborg, dalla Karolinska Institutet, dall’Università di Lund, dall’Università di Stoccolm, dall’ Università di Örebro, Università degli Studi di Milano, dall’Istituto Europeo di Oncologia e Human Technopole, dal CNRS/Muséum d’histoire Naturelle, dall’Istituto finlandese per la salute e il benessere – THL, dall’Università di Lipsia, dall’Università nazionale capodistriana di Atene, dall’ Università di Edinburgo, dall’Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York.

In un secondo tempo, studi sperimentali molto avanzati hanno scoperto i bersagli molecolari attraverso i quali i livelli critici di questo mix alteravano la regolazione dei circuiti endocrini e dei geni coinvolti nell’autismo e nella disabilità intellettiva. Infine, i risultati degli studi sperimentali sono stati utilizzati per sviluppare metodi di valutazione del rischio specifici per il mix di sostanze.

Grazie alla valutazione di queste nuove soglie di tossicità definite sperimentalmente, è emerso che il 54% delle gestanti erano state esposte a un aumentato rischio di ritardo del linguaggio nei nascituri.

Nicolò Caporale e Cristina Cheroni hanno spiegato che “Con il lavoro del nostro laboratorio abbiamo integrato le evidenze epidemiologiche relative al mix di interferenti endocrini con la comprensione dei suoi meccanismi d’azione, facendo luce su come agisce sul cervello umano e in che modo può creare danni al suo sviluppo…omissis…… scoprendo che veniva alterato lo sviluppo dei neuroni, e che la regolazione dell’ormone tiroideo era uno dei principali bersagli coinvolti. Come atteso per un aspetto così complesso come l’acquisizione del linguaggio, è bene sottolineare come l’esposizione aumenti in modo significativo il rischio di danno neurologico cui possono però contribuire anche numerosi altri fattori, in primis a livello di predisposizione genetica individuale. Lungi dal limitare il valore del nostro studio per i decisori politici, questo lo rafforza perché il mix di sostanze tossiche è un fattore di rischio su cui si può intervenire, a differenza di altri, con una legislazione adeguata. Pensiamo che uno dei potenziali della nostra ricerca sia dunque di inaugurare una nuova tossicologia a sostegno della politica ambientale europea”.

Secondo Maria Pia Abbracchio, Prorettore Delegato al Coordinamento e alla Promozione della Ricerca dell’Università degli Studi di Milano “E’ noto da anni che il sistema nervoso in formazione è particolarmente suscettibile ad effetti permanenti e a ritardi dello sviluppo a seguito dell’esposizione precoce a sostanze tossiche durante il periodo prenatale. Questo studio dimostra che, esattamente come avviene per i farmaci, basse dosi di un singolo agente interferente possono sinergizzare con altre sostanze, inducendo effetti anche a dosaggi apparentemente non tossici. Lo studio introduce inoltre un metodo affidabile per la valutazione della complessità del rischio, rivoluzionando il concetto di dose tossica minima per le singole sostanze chimiche e sottolineando la necessità di determinare l’effetto globale indotto dal mix di interferenti ai quali la mamma in gravidanza può essere esposta”.

Lo stile di vita della madre (dieta, consumo di alimenti biologici, serenità emotiva) riveste un ruolo importante, ma anche l’incidenza dei fattori ambientali non va sottovalutato.

Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto: pixabay.com

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