Marketing etico, la sostenibilità (ri)parte dalla finanza

Si puo’ fare business in modo etico?
Sempre di piu’ il marketing etico si sta affacciando tra le strategie aziendali per mettere al centro il
consumatore
e non solo i profitti.
Ogni azienda, dalla più piccola fino alla multinazionale ha la possibilità di essere onesta,
trasparente ed equa con i propri clienti, mettendo al primo posto la qualità dei loro prodotti e il
processo produttivo che rispetti al 100% l’ambiente.


Parliamo di food. Perché un agricoltore dovrebbe interessarsi al marketing?
Con la presa di consapevolezza del consumatore è iniziata la rivoluzione dell’acquisto a km zero.
Il risultato? Il consumatore vuole instaurare un rapporto di fiducia diretto con il produttore.
Quindi, non basta più che il produttore si impegni soprattutto a fare prodotti ottimi.
Adesso è importantissimo (direi fondamentale) comunicare: filosofia aziendale, vision, rispetto per l’ambiente, per i lavoratori e qualità dei prodotti.
Il produttore per competere in modo efficace deve prima di tutto domandarsi: perché il
consumatore dovrebbe scegliere il mio prodotto invece di quello di un altro?
Se il marketing ha come obiettivo il consumatore finale e il suo benessere, nel medio periodo puo’
risultare la strategia vincente per superare i competitor.

La sostenibilità ha dei costi piu’ elevati. Il rispetto dell’ambiente e la tutela dei diritti dei lavoratori deve essere sostenuta anche da una finanza piu’ consapevole e attenta alle piccole realtà.


La tutela ambientale puo’ diventare un pilastro della filosofia aziendale, ma non bisogna cadere
nella “strada facile” del greenwashing, perchè non è la soluzione.
Per chi non lo sapesse, il Greenwashing è un neologismo inglese che tradotto in italiano significa “
ecologismo di facciata”
. E’ una strategia di comunicazione che ha l’obiettivo di costruire
un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale.
Quindi, in primis, l’azienda deve mettere un valore: la coerenza. Lasciare un’impronta positiva in
questo mondo, senza tralasciare l’importanza di fare profitto, ma perseguendo valori nobili.
Ecco un decalogo di strategie che dovrebbero essere attuate per pianificare una strategia di
marketing etico:

– pubblicizzare l’ecosostenibilità di un prodotto tenendo conto di tutte le caratteristiche del
processo produttivo, che devono essere 100% green.


Molto spesso, infatti, si fa confusione su due concetti: eco-friendly e sostenibile.
Analizziamoli meglio insieme.
Eco-friendly è un concetto un po’ meno ampio del green. Significa che il prodotto non danneggia
l’ambiente.
Un prodotto si puo’ definire sostenibile, secondo l’Enciclopedia Treccani, quando è compatibile
con le esigenze di salvaguardia delle risorse ambientali.
Se notate bene, sostenibile è un concetto piu’ ampio poiché pone l’accento sui processi produttivi
che hanno generato benefici ambientali, sociali ed economici, senza utilizzare troppe risorse o
causare alcun tipo di inquinamento.


Fornire al consumatore dati ambientali e informazioni sul prodotto facilmente riconoscibili
( marchio D.O.P. o I.G.P) accessibili o certificate da terze parti
;
Utilizzare indicazioni sul prodotto precise e veritiere. Puo’ anche essere utilizzata
l’etichetta narrante . Il consumatore nel momento dell’acquisto valuta sia
la qualità intrinseca del prodotto (quella che sta “dentro” al prodotto), sia la qualità percepita dal
mercato. Quest’ultima ha necessità di essere “raccontata” al cliente per essere capita al fine di
essere adeguatamente remunerata.
Secondo Philip Kotler, esperto di marketing strategico, le principali finalità del marketing etico
sono quelle di soddisfare il consumatore, promuovere il benessere della società e di assicurare
profitto all’impresa.


La responsabilità sociale delle imprese in questo periodo storico è centrale.

Non facciamoci incantare dagli slogan del tipo “piantiamo un albero per ogni contro aperto” o , quello che conta veramente è dove si concentra il focus di investimenti e prestiti della banca stessa.

La banca deve investire nelle piccole realtà agricole e artigiane. Creare un circolo virtuoso di sostenibilità collettiva.

Come capire se la nostra banca rispetta criteri di sostenibilità?

Possiamo consultare il sito di Standard Ethics, agenzia di rating indipendenteche fornisce la classificazione di banche e altre grandi aziende. In Italia? Purtroppo nessuna tra l’EP banche o gli asset manager ha mai raggiunto la valutazione massima (EEE). La soluzione? Rivolgersi agli istituti di finanza etica, che nel periodo della pandemia hanno svolto un ruolo centrale nel concedere linee di credito alle realtà colpite dalla crisi. E adesso non finanziano armamenti, ma imprese.


I consumatori sono sempre piu’ consapevoli. Comprano meno e meglio, mettendo la qualità e la
sostenibilità al primo posto. Se i valori intrinseci dei prodotti sono adeguatamente comunicati, il
consumatore puo’ essere anche disposto a spendere di piu’ per sostenere un’azienda etica.
E’ un atto rivoluzionario per molte imprese, ma è il momento di mettere il cuore, il rispetto per il
consumatore e l’ambiente al primo posto insieme al profitto, per iniziare una nuova era di consumi
consapevoli.


Articolo scritto da Stefania Mangiapane – Docente di marketing e Social Media Content Manager,
specializzata in marketing etico

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Foto:pexels.com

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