Vivere green: gli studi scientifici scoprono l’elisir di eterna giovinezza

Vivere nel verde rende felici? Gli studiosi  della “Exeter University”  non hanno dubbi. Secondo un’analisi effettuata su 10.000 individui è stato confermato che chi abita in aree ricche di prati, boschi e spazi verdeggianti riesce a contenere molto meglio lo stress ed è più produttivo. Ma è sempre più cool resistere alla digital detox.

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Semi e grembiulino: la buona educazione a scuola (ri)parte dalla zappa

Come sempre, l’esempio migliore lo danno i grandi.

E se il Preside dell’Itsos Albe Steiner di Milano è anche un ottimo agricoltore, la soluzione per ristabilire un dialogo con gli studenti indisciplinati è servita.

Il ritorno alla Terra (ed alla zappa) da una “punizione” per chi fa il bullo, fuma in classe, o compie le tipiche stoltezze giovanili con l’alibi dell’impunità, si trasforma in un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo e utile.

Compost: rivitalizza il terreno in 3 step

Con questa guida potrai ottenere un compost con il quale apportare sostanze umiche dall’azione ammendante e arricchire di preziosi minerali il terreno che risulta rivitalizzato anche grazie all’incremento della biodiversità della microflora nel suolo

Perché dovresti goderti la tua estate con un Digital Detox

Quando oggi vedo giovani menti assorte su piccoli schermi luminosi perdersi la vita che sempre ci circonda, sussulto d’impazienza per distrarli dai loro impotenti stati emotivi e riportarli a condividere anche per solo un minuto, un gioco, uno scherzo, due parole o una stretta di mano.

La sinergia comincia nell’orto

Guida alla costruzione di un bancale ed alla creazione delle migliori consociazioni. Nell’impianto di un orto è, opportuno non sottovalutare l’importanza delle consociazioni perché permettono di contenere gli attacchi parassitari, creano suolo fertile attraverso i propri “essudati radicali” e danno vita a un sistema dinamico dove le piante partecipano attivamente al benessere reciproco. 

Packaging sempre più green

La scelta dei materiali dovrebbe essere obbligatoriamente orientata al principio della minimizzazione dell’impatto ambientale degli imballaggi, e rispondere ai seguenti criteri:
– conformità con la legislazione sull’igiene e la sicurezza;
– riduzione dei materiali d’imballaggio che non abbiano una funzione di protezione del prodotto o un ruolo nella distribuzione dello stesso al consumatore;
– impiego, quando possibile e in relazione alla natura del prodotto, di materiali che siano biodegradabili;
– impiego, quando possibile, di imballaggio riutilizzabile.

La bioplastica che mangia il petrolio

L’utilizzo di micropolveri per contrastare l’inquinamento dovuto al versamento del petrolio nel mare.Ecco l’obiettivo proposto da Bio-on, una start up con l’avallo del Cnr di Messina.

Attraverso una nuova tecnologia chiamata “Minerv Biorecovery”,  basata su una bioplastica composta da frammenti di pochi micron ospita microrganismi che esistono in natura.

Greenpeace lancia l’allarme: 3.500 sostanze chimiche per produrre tessuti. Stop allo shopping non etico

L’industria tessile è la seconda più importante consumatrice d’acqua al mondo: il grado di inquinamento in  fiumi e oceani è altissimo stante le 3.500 sostanze chimiche usate per la produzione di tinte, tessuti e ammorbidenti. Tali sostanze hanno effetti per il nostro sistema endocrino e (purtroppo) legati a varie forme di cancro.

Greenpeace dal 2011 con la campagna “Detox” è in prima linea per chiedere la completa e definitiva eliminazione delle sostanze chimiche pericolose. Ed ecco i primi risultati:  circa 80 marchi tessili e fornitori le hanno bandite dal proprio processo produttivo.

La convenienza dello “shale gas” convince il Regno Unito. Dal 2025 stop al carbone

Il Regno Unito ha intrapreso una nuova rivoluzione industriale, decisamente green. Entro il 2025 si vuole raggiungere il traguardo di eliminare completamente gli impianti a carbone, stando al calendario governativo Via Twitter il gestore della rete elettrica inglese, National Grid,  ha annunciato che il 21 aprile scorso neppure un grammo di carbone è stato bruciato per la produzione…

Tessuti green sempre più innovativi: arriva Wineleather, una pelle Veg estratta dal vino

Avresti mai immaginato che dal vino si sarebbe potuto ottenere una pelle al 100% vegetale?

Si chiama Wineleather, una pelle Veg Made in Italy prodotta attraverso un innovativo processo produttivo trasforma le fibre e gli oli vegetali presenti nella vinaccia in un materiale ecologico con le stesse caratteristiche meccaniche, estetiche e sensoriali simili ad una pelle.