Ciliegio: guida alla coltivazione biologica

Le ciliegie, importantissime per la salute generale dell’organismo e del sistema immunitario, sono ricche di acidi organici, glucidi, vitamine A,C, B1, calcio, fosforo, potassio, magnesio e ferro. Riequilibrano i processi di espulsione delle scorie, sono efficaci nel migliorare i problemi della cistifellea, grazie ai tannini, ai salicilati, ingrediente attivo dell’aspirina, sono anti-infiammatori; svolgono un ruolo di prevenzione contro patologie cardiovascolari e tumorali; ma, in particolare, le ciliegie visciole sono in grado di modificare il metabolismo dell’acido urico.

I peduncoli essiccati e lasciati in infusione per mezz’ora sono diuretici e curano la cistite

CLASSIFICAZIONE

Il ciliegio appartiene al genere Cerasus, ricco di specie e ibridi naturali, dei quali solo due, allevate per il frutto, rivestono importanza per le cultivar alle quali hanno dato origine:

il ciliegio acido (Prunus cerasium), un piccolo albero pollonifero dalla chioma ariosa, corteccia striata rosata con lenticelle orizzontali arancio marroni, radice fittonante, distinto nelle tre varietà

  • amarene dai frutti di forma un po’ schiacciata ai poli, tonalità rosso chiaro e succo pallido dal gusto ben bilanciato tra acido, amaro e dolce (varietà caproniana),
  • marasche con drupe rosso scuro e succo rosso intenso dal sapore molto acido e amaro (varietà marasca),
  • visciole di forma ovale, succo scuro e sapore più dolce (varietà Austera).

Il ciliegio dolce (Cerasus avium), le cui cultivar duracine e tenerine assumono grande sviluppo ed emettono pochi polloni dalle radici; la corteccia rossastra è lucida e si sfalda in strisce orizzontali (varietà Ferrovia, tipica del Sud, Early lory, Durone dell’Anello, Durone nero I , Durone II, Durone della Marca, Durone III, Giorgia, Sweet Heart diffusa al centro-nord, Giorgia, Van).

Altre specie sono utilizzate come portainnesto come il Cerasus mahaleb (Ciliegio S. Lucia) adatto per zone calde, Prunus besseyi (ciliegio nano delle sabbie), franco di ciliegio dolceColt, ibrido che induce resistenza al calcare ed alla stanchezza del terreno.

Mentre le cultivar di ciliegio acido sono spesso autocompatibili (pur avvalendosi ai fini della fruttificazione dell’impollinazione incrociata ad opera dalle api), quasi tutte le varietà di ciliegio dolce sono autoincompatibili per le ibridazioni varietali subite dalla Specie botanica e fondamentale è il ruolo e la scelta delle impollinatrici* efficaci nell’impianto di un ciliegeto.

*Mora di Vignola: Durone dell’Anello, Durone II e Durone III

    Durone nero I: Durone II, Durone della Marca

    Durone II: Durone della Marca, DuroneII

    Durone III: Mora di Vignola Durone dell’Anello, Durone della Marca

    Turca: Del Cuore, Boneca

    Bigarreau Napoleon: Glorius Stark gold, Noble

I fiori, ermafroditi, sbocciano ad aprile portati sui rami dell’anno precedente.

Il frutto è una drupa globosa rossa e brillante molto appetita dagli uccellini per cui è meglio predisporre protezioni adeguate se vogliamo salvaguardare il raccolto.

Le ciliegie vanno raccolte a maturazione completa, una volta staccate dalla pianta madre non maturano più. La raccolta del ciliegio dolce si svolge in maggio-luglio, mentre del ciliegio acido è più tardiva e si basa sugli indici del colore della buccia e del residuo secco rifrattometrico.

La resa per ettaro raggiunge le 10 tonnellate.

Cresce selvatico in tutt’Italia fino a 1000m.s.l.m. ai margini dei boschi.

Il clima ideale perché i ciliegi crescano forti e sani è quello fresco e arieggiato, tipico di aree collinari e in montagna fino a 1000-1200 m di altitudine (hanno un elevato fabbisogno in freddo). L’esposizione ideale è in pieno sole al riparo dai venti impetuosi che potrebbe causare la caduta anticipata dei fiori e di conseguenza scarsa produttività.

Le vecchie varietà si adattano a ogni tipo di substrato, meglio se non troppo pesante e privo di ristagni idrici; grazie alla rusticità e alla versatilità, sono state facilmente coltivate secondo il disciplinare di agricoltura biologica (un trattamento dopo la caduta delle foglie con prodotti rameici contro il Cancro dei rami (gommosi) e uno contro gli afidi; contro la mosca basta evitare di lasciare frutti sulle piante.

Il terreno ideale per ottenere produzioni soddisfacenti deve essere molto profondo (almeno 150 cm non raggiunti dalla risalita della falda freatica), fertile con buona percentuale di ferro, fresco, ben drenato, acido o poco calcareo, per evitare malassorbimento del ferro; tuttavia èla scelta del portinnesto che può stimolare ottime rese e adattamento ai suoli per esempio:

il ciliegio Santa Lucia in presenza di suolo calcareo, secco e povero, induce ridotto sviluppo, rende la pianta meno longeva, ma anticipa la messa a frutto ed esalta le qualità organolettiche.

Il franco da seme per terreni di medio impasto e profondi, ma inadatto ai suoli poco fertili, consente l’entrata in produzioni dopo 6-8 anni.

I ciliegi producono moltissima linfa e cicatrizzano male i tagli di potatura facile via d’ingresso per i patogeni; meglio eseguirli in luna calante appena dopo la caduta delle foglie in autunno prima che geli e in primavera avanzata dopo la fioritura sui rami di piccolo diametro che si intrecciano all’interno della chioma per migliorare l’arieggiamento.

Se coltivati in clima poco ventilato, con estati calde e umide, i ciliegi diventano suscettibili all’attacco di afidi, acari, virus e funghi (oidio, corineo Stigmina carpophila, gommosi); nei terreni mal drenati sono attaccati dalla fitoftora, causa di pericolosi marciumi radicali.

Meglio prevenire le infestazioni assicurando alle piante un perfetto drenaggio e trattandole in febbraio-marzo, all’ingrossamento delle gemme, dopo la fioritura e alla caduta delle foglie secondo il seguente schema:

 

Epoca del trattamento  

Agenti patogeni

 

Trattamenti

Prefioritura

 

 

 

 

 

Caduta petali

 

 

 

 

Frutti sviluppati

 

 

 

Caduta foglie e ingrossamento gemme

Monilia, Corineo, afidi

 

 

 

 

 

Monilia, oidio

 

 

 

 

Monilia, oidio

 

 

 

Corineo, falene

Bentonite 300 g\l

Litotamnio 200 g\l

Silicato di sodio 1000g\l

Propoli 200 g\l

Solfato di rame 150 g\l

 

Bentonite 500 g\l

Silicato di sodio 1000g\l

Propoli 300 g\l

Equisetum arvense 1000 g\l

 

Sapone potassico allo zolfo 500 g\l

Silicato di sodio 100 g\l

 

Bentonite 500 g\l

Litotamnio 500 g\l

Solfato di rame 200 g\l

Propoli 300 g\l

 

L’olio di girasole, di mais, di colza e di vinaccioli riescono efficaci contro oidio, muffa grigia e ticchiolatura.

Il silicato di sodio (acqua di vetro), irrorato sulle piante, forma una patina protettiva e ispessisce i tessuti. In inverno si usa in concentrazione del 2-3%, mentre sulle piante in vegetazione la dose non deve superare i 50g\10 l di acqua.

Propoli, oli essenziali, estratto di Neem si possono utilizzare per malattie fungine appena comparse, mentre in caso di forti infestazioni danno risultati parziali e incerti.

Per la mosca delle ciliegie (Rhagoletis cerasi) è opportuno in collina scegliere varietà precoci per evitare attacchi e installare le apposite trappole cromotropiche a feromoni con colla da metà maggio fino a metà luglio.

La cocciniglia di S. Josè (Quadrispidiotus perniciosus) e la cocciniglia bianca (Pseudaulacapsis pentagona) si prevengono favorendo una insolazione diretta delle colonie nel periodo estivo tramite la potatura verde, e l’esposizione al freddo e agli eventuali trattamenti nel periodo invernale tramite spazzolature delle colonie più grosse ed eliminazione dei rami attaccati durante le fasi di potatura.  Generalmente i trattamenti vengono effettuati alla ripresa vegetativa contro le forme svernanti con polisolfuro di calcio (15Kg\hl) o con olio bianco (3kg\hl). Gli oli minerali estivi possono venire impiegati anche nel periodo vegetativo durante la migrazione delle neanidi. Tra gli antagonisti naturali l’Encarsia perniciosi contro la cocciniglia di S. Josè e l’Encarsia berlesei contro la cocciniglia bianca ne limitano efficacemente la diffusione.

Per impedire i danni da corineo (Stigmina carpophila) è bene evitare tutte le operazioni che rallentino la lignificazione dei rami e potare tutti gli organi colpiti.

Contro l’afide nero (Mizus cerasi) è consigliabile seguire l’andamento delle infestazioni dalla caduta dei petali, cercando di intervenire tempestivamente con piretro e contrastando il richiamo che questi esercitano sulle formiche cospargendo di colla la base del tronco per impedire la risalita delle formiche.

Antagonisti naturali dell’afide nero sono le coccinelle Harmonia Adalia, il crisopo ( Chrysoperla) e insetti parassiti (Aphidoletes, Aphidius).

Le proprietà e le indicazioni erboristiche delle piante sono riportate a solo titolo indicativo, e non costituiscono nessun tipo di consulto, prescrizione o ricetta medica.

Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto: www.algeriepyrenees.com

 

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