Packaging : la lotta allo spreco (ri) parte da qui

L’obiettivo di raggiungere una maggiore sostenibilità ambientale delle attività produttive richiede sempre più una maggiore efficienza che si traduca in una ottimizzazione dell’uso delle risorse naturali e la minimizzazione della produzione dei rifiuti.
I prodotti e gli imballaggi di plastica monouso rappresentano il simbolo della cultura imperante dell’usa-e-getta.
I dati aggiornati all’anno 2011, relativi a produzione, recupero e riciclaggio delle diverse frazioni merceologiche, sono disponibili presso il database Eurostat.
In particolare nel 2011, sono stati prodotti dai Paesi europei circa 80,2 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio, con un incremento dell’1,9% rispetto al 2010, nel corso del quale erano stati prodotti circa 78,7 milioni di tonnellate.
I rifiuti di imballaggio in vetro ammontano a circa 16,2 milioni di tonnellate (20,2% del totale), mentre quelli in plastica e in legno si attestano, rispettivamente, a circa 14,9 milioni di tonnellate (18,6%) e circa 12,4 milioni di tonnellate (15,4%).
Infine, la produzione di rifiuti di imballaggio in metallo risulta pari a circa 4,6 milioni di tonnellate (5,8% del totale).
Ecco che alla luce di questi dati allarmanti le nostre scelte d’acquisto sono fondamentali per invertire questo trend.
In particolare l’agricoltura biologica, da intendersi come il metodo a più ridotto impatto ambientale per la produzione di risorse primarie rinnovabili, può trovare una importante applicazione, oltre che nel settore alimentare, anche in tutti quei settori economici in cui, negli ultimi cento anni, l’uso di materie prime di origine petrolchimica ha di fatto sostituito, in tutto o in parte, l’impiego di risorse primarie rinnovabili di derivazione agricola o agro-forestale.
Per quanto attiene l’obiettivo della riduzione dei rifiuti, i disciplinari tecnici dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) introdotti nella prima metà degli anni ottanta hanno dato subito specifici criteri per gli imballaggi degli alimenti. Tali criteri, che tuttora non trovano un riscontro nel regolamento CEE 2092/91, sono stati predisposti in accordo con i relativi principi e raccomandazioni formulati dall’International Federation of Organic Agricolture Movements (IFOAM) ed identificano i materiali per l’imballaggio ammessi per le diverse tipologie di alimenti.
La scelta dei materiali dovrebbe essere obbligatoriamente orientata al principio della minimizzazione dell’impatto ambientale degli imballaggi, e rispondere ai seguenti criteri:
– conformità con la legislazione sull’igiene e la sicurezza;
riduzione dei materiali d’imballaggio che non abbiano una funzione di protezione del prodotto o un ruolo nella distribuzione dello stesso al consumatore;
– impiego, quando possibile e in relazione alla natura del prodotto, di materiali che siano biodegradabili;
– impiego, quando possibile, di imballaggio riutilizzabile.
Purtroppo, tali criteri trovano un’applicazione piuttosto limitata dovuta al fatto che, non essendo contemplati dalla normativa cogente in materia di agricoltura biologica, il loro rispetto è lasciato alla volontà dei singoli imprenditori che spesso non dimostrano una consapevolezza sufficiente degli effetti ambientali connessi all’imballaggio o non trovano adeguati stimoli fiscali che incentivino una riprogettazione degli imballaggi nel rispetto dell’ambiente.
Dato che le aziende non si impegnano abbastanza per ridurre il volume degli imballaggi di plastica e degli imballaggi non riciclabili, possiamo optare per prodotti diversi e rivoluzionare il nostro modo di fare la spesa.
Nell’attesa di una presa di coscienza da parte degli imprenditori, abbiamo un’alternativa valida: fare la spesa in un negozio di prodotti sfusi.
Comprare sfuso è ecologico e sostenibile. Non tutti sanno che il costo dei cibi nei supermercati è infatti dato principalmente dal loro imballaggio. Quanto risparmia il consumatore eliminando il packaging?
Lo abbiamo chiesto a Gill De Gregorio e Marco Salemi, titolari del punto vendita ECOLOGICA di Palermo.
A secondo delle tipologie di prodotto il risparmio può variare dal 15 al 40%. Chiaramente ciò che fa confondere spesso la gente è il confronto con i prezzi del “comune supermercato”. E’ ovvio che si devono mettere a confronto le stesse qualità di prodotto. Purtroppo, molti non ci fanno attenzione”.
Come deve regolarsi il consumatore con le date di scadenza e la tracciabilità del prodotto?

Per legge abbiamo sul retro di ogni dispenser alimentare l’etichetta del prodotto. E’ sempre stato così col franchising di cui facevamo parte fino a settembre. Adesso noi stiamo riportando anche per ogni singola etichetta, stampata dalla nostra bilancia, i dati delle etichette delle aziende produttrici. Lavoro che ci sta facendo letteralmente impazzire vista la grande varietà di prodotti ma non ci spaventa questo visto che riteniamo corretto che il nostro cliente, arrivato a casa possa ricontrollare questi dati. Inoltre, per ogni etichetta viene trascritto di che prodotto si tratta, come si prepara e quali sono le proprietà”.

Negli Stati Uniti si è tenuta a ottobre la seconda edizione della Bulk Foods Week. Per una settimana la fondazione Bulk Is Green in associazione con i supermercati promosso il cibo non confezionato con sconti e offerte per incentivarne l’acquisto. In Italia si sta espandendo questo tipo di acquisto più consapevole ed ecosostenibile?

In Italia molte persone stanno cercando la qualità nei prodotti ma per colpa della crisi devono cercare di risparmiare, la spesa intelligente, ovvero la spesa alla spina, sicuramente può dar una mano a tutti, mantenendo alta la qualità e dando la possibilità di risparmiare sia nel portafoglio che nello spreco”.

I produttori locali possono trovare nei negozi di sfuso un valido strumento per commercializzare i prodotti tipici?

Di certo anche i nostri produttori possono vedere in noi un ottimo punto vendita dei loro prodotti. e’ facile: non spendono i soldi nel packaging, non perdono troppo tempo ad impacchettare tutti i prodotti. quindi risparmiano in tempo ed in soldini”.

Articolo e foto: Dott.ssa Stefania Mangiapane

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