La rivincita del grani antichi: il convegno al Parco Uditore con Arturo Genduso e Ambrogio Vario (video)

I contadini che si dedicano alla coltivazione biologica di grani antichi si trovano a dover affrontare le pressioni delle multinazionali promotrici della monocoltura e della diffusione dell’impiego di grano GM ingegnerizzato per crescere con erbicidi a base di glifosato e di altri pesticidi.

La salvaguardia delle proprietà nutrizionali e del sapore tipico dei grani antichi autoctoni è stato al centro del dibattito del Progetto ”SikElia: cultura e gusto al Parco Uditore” dal titolo La rivincita dei grani antichi”, patrocinato da Slow Food Palermo con la collaborazione della Tavola Italiana, svoltosi il 2/4/2016 al Parco Uditore in collaborazione con lamentapiperita.com, sito specializzato in approfondimenti su agricoltura, giardinaggio e benessere naturale.

Esperti, aziende agricole e chef hanno messo a disposizione le proprie conoscenze per dar vita ad un dibattito volto a far conoscere le caratteristiche e le proprietà dei grani antichi siciliani, da proteggere e valorizzare portandoli ogni giorno sulle nostre tavole.

Al dibattito sono intervenuti: Arturo Genduso, Carlo Borgione per Slow Food Palermo, Ambrogio Vario, Andrea Busalacchi, Azienda agricola Pullarà.

Dal dibattito, è emerso che le varietà di grano ibride GM sono commercializzate con lo scopo di favorire un’agricoltura industriazzata e la grande distribuzione organizzata, a discapito della salvaguardia delle proprietà nutrizionali e del sapore tipici dei grani antichi autoctoni come il farro monococco, il grano duro Timilia, il Solina, il Russello, il Percia Sacchi, il Maiorca, il Biancolilla.

Nel 1974, venne iscritto nel Registro varietale del grano duro il Creso, incrocio tra una linea messicana di Cymmit e una linea mutante ottenuta trattando una varietà con raggi X, che nell’arco di quindici anni in Italia rappresentava già il 30% e oggi ha rimpiazzato quasi il 70% della superficie cerealicola totale coltivata.

Occorre sottolineare che il frumento GM produce un raccolto maggiore il primo anno, ma già la seconda generazione di semi dà raccolti scarsi e produzioni dalle caratteristiche incontrollabili e non adatti alla conservazione e all’immagazzinamento, destabilizzando l’economia e le buone pratiche dei piccoli coltivatori che hanno abolito la rotazione agricola, coltivano sempre le stesse colture GM sullo stesso campo, compensando l’impoverimento del terreno con tonnellate di fertilizzanti chimici.

Di seguito il link del video del convegno:

https://www.youtube.com/watch?v=j-_Q-8Oa7Ko

https://www.youtube.com/watch?v=sZv2xf7c9kA

https://www.youtube.com/watch?v=bikrtpUwXkg

 

Dott.ssa Stefania Mangiapane

Foto: blog.edoapp.it

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