Zootecnia: fitoterapia per contrastare la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici di sintesi

La diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici costituisce il nodo più preoccupante anche negli allevamenti zootecnici intensivi dove frequentemente si verificano emergenze sanitarie, e, fra le patologie infettive che colpiscono le mucche, le infezioni della ghiandola mammaria e la mastite, curate spesso con antibiotici di sintesi che contaminano il latte e l’ambiente.

L’impiego di sostanze naturali di origine vegetale potrebbe, invece, rappresentare una valida alternativa all’impiego dei farmaci allopatici, considerando che numerose sostanze di origine vegetale hanno evidenziato una spiccata azione antibatterica nei confronti dei Gram positivi, Gram negativi, attività antifungina e antimicrobica come i composti fenolici di cui è ricco anche l’origano, l’aglio, le cipolle.

Attualmente non esistono fitoterapici registrati in zootecnia, ma, seppure scientificamente riconosciuti e studiati da poco, sono storicamente diffusi da tempo; per di più la profilassi nella zootecnica biologica prevede esplicitamente l’impiego della fitoterapia per curare gli animali, cioè l’uso di sostanze naturali di origine vegetale a fine terapeutico, in ottemperanza all’ attuale normativa (Reg. CEE 2078/92 Reg. CEE 2092/91, Reg. CEE n°1804/1999, D.M. 4 agosto 2000, D.M. 29/3/2001).

Le applicazioni in zootecnia ed in medicina veterinaria delle piante medicinali e dei loro derivati, oli essenziali compresi, sono molteplici e legate all’attività specifica (antinfiammatoria, antibatterica, antifungina, antiparassitaria, antinfiammatoria, diuretica, colagoga, ecc.) dei principi attivi in esse contenuti (fitocomplesso) e dai diversi sinergismi fra gli stessi (fitopreparazioni).

“3tre3”, sito specialistico di suinicoltura, riporta studi su suini colpiti da sintomatologia da Escherichia coli curati con alcuni principi attivi estratti dalla magnolia Magnolol e Honokiol e guariti più efficacemente  in confronto alla cura antibiotica con Ofloxacina e Norfloxacina ( 2014 -Xia e collaboratori).

La Yucca, pianta dalle innumerevoli e proprietà medicinali, si è dimostrata valida per il miglioramento del metabolismo ruminale di bovini ed ovini, la riduzione dei cattivi odori delle feci dei cani e dei gatti, la cura delle artriti, delle endoparassitosi e delle ascite nei broiler.

L’origano o il rosmarino in quanto a potere antimicrobico e antivirale non sono da meno e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

 Nel regolamento 1804/99, norme sanitarie sulla zootecnia biologica, un intero capitolo è dedicato agli aspetti sanitari, dove vengono prese in considerazione sia la prevenzione che le cure veterinarie. La prima dovrebbe rientrare tra le pratiche costanti degli allevamenti biologici e gli aspetti considerati riguardano la scelta delle razze autoctone, le pratiche di allevamento, che devono stimolare la resistenza alle malattie, la qualità degli alimenti, il regolare esercizio fisico, l’accesso ai pascoli e la densità nei ricoveri.

Per chi alleva secondo il metodo biologico sono, infine, vietati i trattamenti preventivi con farmaci allopatici nonché l’impiego di sostanze destinate a stimolare la crescita o la produzione e di ormoni rivolti all’induzione e sincronizzazione dei calori. Per combattere gli endoparassiti e gli ectoparassiti vengono utilizzati “prodotti naturali consentiti dalla legislazione vigente”.

Le relazioni tra alimentazione zootecnica, benessere animale e qualità/quantità delle produzioni sono state studiate in vista delle caratteristiche di trasformabilità del latte, dando particolare rilievo alla verifica del mantenimento delle proprietà funzionali del latte qualora si utilizzino sostanze adsorbenti nella dieta.

Nel Regolamento (ue) n. 68/2013 della Commissione Europea del 16 gennaio 2013 concernente il catalogo delle materie prime per mangimi viene approvata l’utilizzazione di nutraceutici e antibiotici naturali come l’aglio e la liquirizia.

Sono annoverati:

  • semi di lino (Linum usitatissimum L.) (purezza botanica minima: 93 %);
  • semi di zucca (Cucurbita pepo L. e delle piante del genere Cucurbita);
  • semi di sesamo ( Sesamum indicum L.);
  • olio di canapa (prodotto di oleificio ottenuto per pressione dalla canapa e dai suoi semi);
  • semi di papavero ( Papaver somniferum L.);
  • farina di papavero;
  • germe dei semi del frutto del carrubo;
  • proteina grezza di semi di ceci (Cicer arietinum L.);
  • semi di Ervum ervilia L.;
  • semi di fieno greco (Trigonella foenum-graecum);
  • farina di guar ottenuta dall’estrazione della mucillagine dei semi (Cyamopsis tetragonoloba (L);
  • semi della specie Vicia faba ssp. faba var. equina Pers. e var. minuta;
  • lenticchie ( Lens culinaris);
  • radici di cicoria (Cichorium intybus L.);
  • aglio essiccato (Allium sativum L.);
  • polpa di cipolla (Allium cepa) costituito sia da bucce che da cipolle intere;
  • semi di anice;
  • semi di Pimpinella anisum;
  • polpa di mele essiccata (Malus domestica);
  • semi di cumino dei prati (Carum carvi L. );
  • semi di trifoglio violetto ( Trifolium pratense L.);
  • semi di trifoglio bianco (Trifolium repens L.);
  • semi di cardo mariano( Carduus marianus);
  • semi di achillea millefoglie ( Achillea millefolium L.);
  • Panelli di cumino nero (Bunium persicum L.);
  • fieno di erba medica[Fieno di alfalfa];
  • radice di liquirizia (Glycyrrhiza L.);
  • parti aeree di Mentha apicata;
  • Mentha piperita o Mentha viridis;
  • Cloruro di magnesio (MgCl 2 ).

I costi elevati dei prodotti in commercio e la difficoltà del loro reperimento potrebbero costituire un deterrente al loro acquisto ed impiego. Nonostante ciò si può ritenere che ci siano le condizioni affinché si sviluppi una informazione specifica ed approfondita.

Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto:

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