Riciclare e innovare: i due pilastri della new green economy

Secondo lo studio annuale “L’Italia del Riciclo”, il Rapporto promosso e realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Fise Unicircular emerge che :” L’Italia si conferma all’avanguardia nell’industria europea del riciclo, attestandosi per il recupero degli imballaggi al terzo posto (con un tasso di riciclo al 67%), dopo Germania (71%) e Spagna (70%) e ogni anno dal riciclo riceve 12 milioni di tonnellate di materie prime per l’industria nazionale”.

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I tassi di riciclo sono incoraggianti: carta (81% e terzo posto in Europa), vetro (76% e terzo posto), plastica (45% e terzo posto), legno (63%, secondo posto), alluminio (80%), acciaio (79%).

Anche la raccolta della frazione organica è passata da 3,3 mln di tonn. del 2008 a oltre 6,6 nel 2017, con una crescita del 100%.

Riconvertire le produzioni attraverso la trasformazione di materiali e risorse green è ormai una business idea che ha ispirato tante startup. 

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Avresti mai immaginato che dal vino si sarebbe potuto ottenere una pelle al 100% vegetale?

Si chiama Wineleather, una pelle Veg Made in Italy  prodotta attraverso un innovativo processo produttivo trasforma le fibre e gli oli vegetali presenti nella vinaccia in un materiale ecologico con le stesse caratteristiche meccaniche, estetiche e sensoriali simili ad una pelle.

Realizzata e brevettata da Vegea srl, si caratterizza per ecosostenibilità ed etica ambientale: la produzione non impiega né acqua né petrolio ed è 100% Veg.

Rispetto degli animali e dell’ambiente prima di tutto.

Sapevi che gli scarti di conciatura impiegano acidi e metalli pesanti responsabili dell’inquinamento di terreni e acque? Ma anche la salute delle persone è compromessa, stante le ingenti sostanze chimiche che la concia sintetica necessita e che vengono inalate senza alcuna protezione nel processo di lavorazione.

 

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Partire dagli scarti della lavorazione agroalimentare e cosmetica da cui si ricava la caseina, che trasformata, diventa  l’ingrediente principale con cui dare vita a una fibra naturale, antibatterica e anallergica.

E una novità nel nostro panorama del settore tessile? Non proprio.
In Italia la prima fibra di latte è nata  negli anni ’30 dando vita ad un tessuto con eccezionali caratteristiche: morbidezza e resistenza.

Fu l’ingegner Ferretti che inventò la possibilità di ricavare una fibra naturale da una risorsa come le quote latte, che all’epoca erano in sovra produzione in Italia.

Ma mentre allora la scelta  fu quasi obbligatoria stante l’impossibilità di importare fibre, oggi la stessa scelta può essere il punto di partenza per creare innovazione da vecchi saperi.

Il filato è leggero 15 volte in più del cotone ma anche più resistente.

Da qui parte la sfida dell’impresa toscana Duedilatte, fondata da Antonella Bellina insieme con Elisa Volpi.

Il tessuto, a differenza di altri filati,  è anche idratante per la nostra pelle “perché la caseina, viva nel filato, rilascia aminoacidi sulla pelle idratandola”, spiega all’Adnkronos proprio Antonella Bellina.

E aggiunge “Noi oggi non partiamo più dal latte vaccino ma dagli scarti; per estrusione lavoriamo la caseina e con quella realizziamo il tessuto attraverso un processo ecologico”.

Ma la produzione dei tessuti derivati dal latte è diversificata. Ecco che nascono i tessuti ‘latte intero’ (100% latte); il ‘parzialmente scremato’ (filato di latte mescolato con una fibra vegetale) e il ‘latte di riso’ (filato 100% vegetale ricavato dall’amido di riso). Ma non solo. Viene prodotto anche il tessuto ‘felpa di latte’ o il denim (il ‘fiocco di latte’) e un mix chiamato ‘yogurt intero’.

 

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Si può sviluppare filati e tessuti innovativi dagli agrumi? Adesso si, grazie a Orange Fiber.

Tutto nasce dal “pastazzo d’arance”, che rappresenta il 40% degli agrumi raccolti in Sicilia.

Si tratta di circa due milioni di tonnellate all’anno di scarti di agrumi destinato allo smaltimento.

Ma adesso i sottoprodotti dellʼindustria agrumicola composta di  scorza, polpa e semi di frutti imperfetti,  si trasformano in materiale tessile, simile all’acetato di cellulosa.

Ma c’è di più: a differenza di altri tipi di tessuto non naturale come l’acrilico, questo tipo di filato green ha effetti benefici sulla pelle. Tutto grazie all’utilizzo di nanotecnologie che inserite nelle fibre diffondono oli essenziali di agrumi e vitamina C.

Articolo: Dr.ssa Stefania Mangiapane

Foto: pixabay.com

 

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