Morire di fatica: nuove norme contro il caporalato. Scattano arresti e confisca dei beni

A pochi giorni dal recepimento nella riforma del codice antimafia di due misure contro il caporalato (confisca obbligatoria dei beni e responsabilità allargata) , il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge volto ad intraprendere un’azione organica di contrasto al fenomeno.
A seguito dell’’allargamento del fenomeno del caporalato e dal clamore suscitato dai numerosi braccianti morti di fatica sotto il sole, finalmente il governo ha deciso di adottare interventi forti per ripristinare la legalità del lavoro agricolo.
Il nocciolo del disegno di legge è rappresentato dall’inasprimento degli strumenti penali che vanno dalla confisca obbligatoria (che scatta nel caso di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) alla responsabilità amministrativa degli enti passando fino all’arresto obbligatorio per il delitto di intermediazione e sfruttamento.
Viene altresì previsto un piano per l’accoglienza dei lavoratori agricoli stagionali coinvolgendo direttamente le amministrazioni statali che dovranno vigilare sulle condizioni di lavoro. Infine, verrà rafforzata la Rete del lavoro agricolo di qualità introdotta da Campolibero (Legge competitività).
C’è ancora molto da fare. La Coldiretti ha ricordato, infatti, che quest’anno la «stragrande maggioranza delle imprese agricole hanno assunto oltre un milione di lavoratori di cui 322mila immigrati».
Ecco che l’eccessiva ipocrisia di tutti coloro che si scandalizzano nell’apprendere la situazione di lavoro nei campi di pomodori in Puglia ed in Sicilia, si scontra con l’incoscienza che separa ii consumatori dai produttori.
Ognuno di noi ha l’obbligo di saperlo: la realtà dell’agricoltura, esclusa qualche piccola eccezione, è drammatica, e non solo nei campi di pomodori.
Le campagne sono avvelenate dalla chimica, le sementi sono in mano a poche multinazionali, i terreni sono sempre più impoveriti e resi sterili dalla monocoltura, gli animali sono considerati
solo macchine da produzione.
I commercianti fanno la guerra dei prezzi, cercando di conquistare bacini di consumatori inconsapevolmente loro complici, con tagli di prezzo di vendita che creano una pressione esasperata con inesorabili ricadute sul prezzo d’acquisto del latte, dei cereali, degli ortaggi e della frutta.
Ecco qualche dato.
Oggi in campagna un chilo di grano convenzionale è pagato circa 20 centesimi (con esso si produce un chilo abbondante di pane), un litro di latte circa 35 centesimi, un chilo di pomodori 8 centesimi.
Con questi prezzi, utilizzare tutti i mezzi possibili per sopravvivere, compresi concimi, veleni, sementi OGM e manodopera a basso prezzo può non essere cinismo, ma necessità di sopravvivenza.

Alla luce di queste considerazioni emerge una realtà complessa nella quale il responsabile non è solo il contadino che usa i braccianti in nero a basso costo o il caporale o le multinazionali della chimica: siamo tutti noi che alimentiamo un sistema economico che non valorizza il prodotto ed il suo valore.
Il prezzo è l’elemento fondamentale di una sana economia.
Ogni singolo individuo, con le sue quotidiane scelte di acquisto è il vero propulsore dell’economia.
Eviterà la distruzione dei suoli e del paesaggio agrario e l’avvento degli OGM che produrrà inesorabilmente la degradazione degli animali e la morte di fatica nelle campagne.

Dott.ssa Stefania Mangiapane

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