Apicoltura e permacoltura: sperimentiamo l’alternativa ai pesticidi per salvare le api

L’uomo ha esercitato un intervento sempre crescente all’interno dei cicli naturali, rendendo sempre più delicato e problematico il suo rapporto con la natura, un rapporto che richiede necessariamente una visione globale e non parziale dei vari settori d’intervento, poiché gli equilibri all’interno dell’ecosistema sono tali che non si può intervenire su un settore senza apportare modifiche negli altri.
In molte zone del Paese, in seguito alla meccanizzazione e alla specializzazione colturale, si è sviluppata la monocoltura e l’agricoltura intensiva che, modificando interi ecosistemi, ha comportato la riduzione delle varietà floreali insieme alla necessità di un uso massiccio e a volte indiscriminato di diserbanti e pesticidi anche durante il periodo della fioritura con conseguente moria di interi apiari e di moltissimi altri insetti pronubi.
Non bisogna dimenticare però che le multinazionali produttrici di diserbanti e di pesticidi, farmaci e polimeri plastici, dal 1930 erano industrie per lo sviluppo di veleni e agenti chimici per uso bellico (Chlorine gas, Zyklon B e VX), sintetizzando migliaia di composti chimici, dagli insetticidi fino ai gas sperimentati su alcuni prigionieri nei campi di concentramento.
Nel dopoguerra in seguito al divieto di produrre armi chimiche iniziarono a vendere sotto licenza e come insetticidi le loro scoperte.
Così molti pesticidi, come il Parathion, un composto organofosforato ampiamente utilizzato dagli agricoltori, causarono centinaia di migliaia di decessi e di intossicati.
Purtroppo, dagli anni novanta, anche la salute delle api (molto sensibili agli anticrittogamici, ai diserbanti e agli insetticidi), in tutto il mondo, è stata in pericolo anche per l’incremento dei pesticidi tossici, creati da aziende e colossi multinazionali.
Negli anni duemila metà delle api sono scomparse .
Oggi sono in commercio 43 formulati la cui composizione è basata sul principio attivo imidacloprid, che causa la morte delle api e inquinamento, a dosi sub letali, degli alveari.
Secondo il Centro di ricerca sulle piante coltivate, 29 su 30 api esaminate erano morte dopo essere entrate in contatto con la sostanza incriminata, che insieme all’imidaclopride viene usata nella coltivazione della rapa, della barbabietola da zucchero e del mais(aggiungo i vigneti e agrumeti.

I due insetticidi vengono esportati in 120 paesi, con il risultato che la Svizzera si è ritrovata con il 25% di api in meno, e l’Italia, la Germania e la Francia con metà delle api morte; in Francia, dove l’imidaclopride è vietata dal 1999 e l’approvazione della clothianidina è stata appena respinta, in dieci anni sono morte 90 miliardi di api, con un calo della produzione di miele attorno al 60%). Il fenomeno si è registrato anche negli Stati Uniti con proporzioni ancora più catastrofiche: 60-70% di api morte.
Il Pubblico Ministero Raffaele Guariniello della Procura di Torino aveva studiato il fenomeno della moria di api ed aveva concluso l’indagine incriminando per danni al patrimonio zootecnico nazionale la Bayer e la Syngenta rispettivamente produttori e distributori di potenti pesticidi a base diclothianidina, che, mandano in tilt il sistema nervoso di questi insetti che non riescono più a ritornare agli alveari e muoiono.
Per quanto riguarda gli effetti «sub letali» sulle api dell’uso di neonicotinoidi, in base ai test effettuati nel monitoraggio effettuato dai tecnici di Apenet, è stata rilevata una grave compromissione del recupero della memoria delle api già con quantità molto inferiori a quelle indicate come letali.
Una ricerca condotta presso l’Università di Nottingham ha dimostrato che una determinata categoria di insetticidi è in grado di provocare alterazioni del DNA delle api. Lo studio mostra una chiara correlazione del fenomeno con l’insetticida imidacloprid. I risultati delle ricerche sono stati pubblicati sulla rivista PlosOne.
La moria delle api può essere bloccata grazie alla sinergia degli operatori del settore nella scelta di metodi agricoli rispettosi dell’ecosistema, cercando di innescare un circolo virtuoso di attività congiunte tra agricoltori (incentivati a praticare agricoltura biologica), apicoltori, veterinari e programmatori del PSR, al fine di analizzare e modificare le composizioni floristiche nelle diverse zone per ottimizzare le produzioni mellifere, approfondire lo studio sui rapporti complessi esistenti tra apicoltura ed agricoltura ed evitare l’uso di tutti i pesticidi.

La permacultura, per esempio, sviluppa l’idea di applicare in campo i processi che avvengono in natura con l’obiettivo di integrare con rispetto la vita di noi esseri umani, con quella degli insetti pronubi, degli animali e delle piante, creando ambienti armonici.
Erbe aromatiche coltivate insieme a piante selvatiche, alberi da frutto e ortive, utilizzando cortili interni, balconi, terrazzi, anche in città, forniranno nettare alle api che, impollinando i fiori, renderanno produttivi i nostri orti urbani. La messa a dimora di piante di determinate specie nettarifere raggiunge fini diversi: non solo migliorare la vivibilità della città, la salubrità dell’aria, autoprodurre frutta e ortaggi, ma anche quello di permettere la diffusione delle api.

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Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto: Livia Santomauro

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