Biodiversità per oli evo di eccellenza: ecco come contrastare la mosca dell’olivo (Dacus Oleae)

L’ incremento della biodiversità attraverso la presenza delle praterie autoctone nelle aziende agricole a conduzione naturale costituisce un passo avanti per l’agricoltura biologica, soprattutto dove la scomparsa delle fioriture selvatiche mette a rischio il patrimonio naturale e impoverisce la bellezza dell’ambiente.
In Sicilia la gestione intensiva ha creato “buchi biologici” molto instabili facendo sparire tesori come Ciclamen repandum, Colchicum bivonae, Ruscus aculeatus, Poligala presliii, Iris pseudopumiliae. Altre specie endemiche sono ormai delle rarità come: Pteris vittata, Arenaria grandiflora, Silene italica, Saponaria sicula, Hypericum pubescens, , Papaver pinnatifidum, Matthiola incana ssp rupestris ,Rosa sicula, Bivonae luta e molte altre.
La prateria costituisce un luogo di riparo e di conservazione-riproduzione per una grande varietà di insetti utili, oltre che per gli uccelli che si possono cibare di insetti dannosi. Questa ricchezza è presente solo dove l’uomo gestisce in maniera intelligente le piante spontanee e le siepi, equilibrando interventi di pulizia e manutenzione ad un «abbandono controllato» di vegetazione anche prossima alla morte e, quindi, futuro luogo di rifugio per altre specie, ma fondamentale al mantenimento di un equilibrio perfetto.
Alcune ricerche hanno permesso di studiare e inserire specie vegetali che favoriscono lo sviluppo di popolazioni di insetti utili a limitare la diffusione di quelli nocivi alle coltivazioni.
Per esempio, negli uliveti l’assenza di querce e sughere blocca lo sviluppo di una fauna utile a contrastare la mosca dell’olivo (Dacus Oleae), un dittero che depone le uova nelle olive e le rende immangiabili. Se, invece, Quercus robur e Q. suber sono presenti nell’uliveto, si constata la diffusione di insetti ausiliari che contrastano la diffusione della mosca dell’olivo.
La distribuzione di questo parassita sulla stessa coltivazione risulta, inoltre, sempre molto disomogenea e l’origine di questo fenomeno è senz’altro attribuibile alla presenza di vegetazione che attira insetti e altri invertebrati dalla medesima azione bloccante contro la mosca.
Tuttavia si raccomanda la tempestività e la velocità di raccolta delle olive perché in una coltivazione puramente naturale dell’oliveto si riduce in modo drastico il tempo utile per la raccolta e basta un evento meteorico avverso per compromettere tutto.
In estate per evitare il rischio di incendio si pratichi un’erpicatura pulendo bene sotto gli olivi, anche per facilitare la raccolta a mano con il sistema della brucatura o, se la collocazione lo consente, con lo scuotitore meccanico e raccolta nelle reti
Rispetto all’olivicoltura convenzionale si hanno rese inferiori e maggiori rischi; per questo motivo l’olio biologico di qualità ha un prezzo superiore.
Passare dal monofitismo alla coltivazione di specie erbacee, arbustive e arboree, consente di ripristinare gli equilibri compromessi dalle monocolture, soprattutto per quanto riguarda l’interrelazione esistente tra essudati radicali–microflora–biogeochimismo-fertilità del terreno e tutela dell’erosione.
Nei progetti di miglioramento dell’efficienza strutturale e funzionale delle aziende, le attività antropiche devono essere compatibili con la salvaguardia e il ripristino degli equilibri biologici che regolano gli ecosistemi e restaurare e\o riedificare il manto vegetale dei prati-pascoli degradati con specie native che rappresentano un mondo da scoprire e amare, da rispettare e far rispettare con rigore.

Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto:www.casaolea.com

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