Olio d’oliva bio: il primato della Sicilia e le politiche europee che mirano ad eliminare la data di scadenza

In Sicilia tra il 2013 e il 2014 la superficie con olivi coltivati con metodo biologico è cresciuta da 24.470 ettari a 25.654 ha.
Ad affermarlo è Coldiretti Sicilia che sottolinea quanto l’olivicoltura della Regione sia caratterizzata da un’estrema qualità e salubrità delle produzioni.
Secondo i dati pubblicati da Sinab (Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica) vi è stato un aumento del 5% nel 2014, ma la crescita più significativa si era registrata nell’intervallo temporale tra il 2012 ed il 2013 ove l’incremento è stato del 32 %.
A livello regionale la provincia che produce complessivamente più olive – afferma Coldiretti Sicilia – è Trapani che nel 2015 ha raccolto oltre 1 milione di quintali.
La provincia con più ettari olivicoli, invece, è Messina con ben 36.000 ha.
Ma a mettere in pericolo la reale competitività dell’olio prodotto nel nostro Paese sono le politiche europee.
In particolare, il disegno di legge europea 2015 diretto a modificare l’articolo 7 della legge n. 9 del 2013 il quale prevede un termine minimo di conservazione non superiore ai diciotto mesi per l’olio di oliva.
Il risultato? Non vi sarà più una data di scadenza dell’olio d’oliva.
Lo scopo è quello di favorire lo smaltimento delle vecchie scorte a danno dei consumatori, nonostante numerosi studi scientifici dimostrano che con il tempo l’olio di oliva modifica in peggio le proprie caratteristiche.
Ma recentemente gli eurodeputati della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo hanno anche approvato in data 10/3/2016 (con 500 sì, 107 no, 42 astenuti) il Regolamento che permette l’importazione di 35.000 tonnellate aggiuntive di olio d’oliva tunisino senza dazi nell’Unione europea per il 2016 e il 2017.
Così ha commentato il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo: “Il Parlamento Europeo approva una norma assolutamente sbagliata. E impensabile pensare di aumentare di 35 mila tonnellate l’anno, l’ingresso di olio dalla Tunisia a dazio zero proprio nell’anno in cui c’è stato un record di aumento delle importazioni dalla Tunisia. Questa norma non aiuta i produttori tunisini, fa male a quelli italiani e rischia di aumentare le frodi e i danni per i consumatori”.
Occorre ricordare che solo il 20% del prodotto venduto dalle note ditte nazionali è effettivamente di origine italiana e 460mila tonnellate vengono importate, legalmente o di contrabbando, dalle produzioni provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente.
Ecco che il consumatore può difendere il diritto di comperare un olio evo autentico evitando di acquistarlo a prezzi troppo bassi e scegliendo quello che riporta in etichetta, con grande trasparenza e abbondanza di dettagli, l’origine delle olive, il metodo di spremitura, l’utilizzo di cultivar particolari e ben individuate o addirittura la regione di produzione, con simboli di consorzi locali di tutela, o Dop.”, sigla che sta per “denominazione di origine protetta”, qualifica in grado di garantire relativamente alla zona di produzione e di lavorazione del prodotto.
Maggiori sono le informazioni in etichetta, maggiori gli indizi di atteggiamento onesto e trasparente da parte del produttore.
L’ideale è scegliere prodotti da agricoltura biologica dove i disciplinari sono molto rigorosi sia sul metodo di coltivazione delle olive, sia sui metodi di produzione.
Dott.ssa Stefania Mangiapane

Foto:www.casaolea.com

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