La Sicilia come l’Italia: contro i termovalorizzatori i dieci passi verso Rifiuti Zero. Capannoli docet.

Zigzagando ecomafie e interessi economici mal direzionati, verso la creazione di un contesto di sostenibilità tout court.

“Io i termovalorizzatori non li farò mai. Li vuole Renzi? Il piano sui rifiuti ce lo facciamo da soli”. Queste le parole del Presidente della Regione Rosario Crocetta, riportate dalla testata “Fatto quotidiano” quasi un anno fa. Lo stesso che il 7/06/2016 ha firmato l’ordinanza per la costruzione dei nuovi termovalorizzatori in Sicilia.

Lui come tanti altri politici, le sue dichiarazioni ambientaliste, pilastri per un nuovo modo di valorizzare il territorio, partendo proprio dalla tutela della salute dei cittadini, sono durate lo spazio di sole quattro stagioni.

Emblema di una politica che per superare l’emergenza rifiuti  non guarda oltre il proprio naso.

La Sicilia come l’Italia. Il popolo che lotta per la propria terra, per restarci senza morire.

La British Society for Ecological Medicine ha recentemente pubblicato un rapporto sugli effetti sulla salute provocati dagli inceneritori di rifiuti. Dallo studio emerge un dato chiaro: l’incenerimento non risolve il problema dei rifiuti, ma si limita a ridurne la quantità approssimativamente al 30 – 50 % della loro massa originale, che viene trasformata in una cenere che contiene una concentrazione di alcune delle sostanze più tossiche, come le diossine e i metalli pesanti. Lo smaltimento in sicurezza di questi rifiuti tossici è molto problematico per via degli inquinanti che filtrano dalle discariche, raggiungono le falde e contaminano l’acqua in un modo che viene considerato praticamente irrimediabile. La Commissione Europea ha dichiarato che questa potrebbe essere in futuro una delle sorgenti più importanti di diossine.

Ecco perchè dare risalto all’esperienza portata avanti a Capannoli nel il Progetto “Rifiuti Zeroche elenca i dieci passi per eliminare i rifiuti, senza l’uso di incerenitori.

Piccoli ma importanti step che con metodo e organizzazione, se applicati dai Comuni italiani potrebbero portare innovazione e sviluppo nel territorio, oltre che una valida protezione per la salute dei cittadini. E segnatamente:

“1.separazione alla fonte: organizzare la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti non e’ un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto non e’ quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità chiamata a collaborare in un passaggio chiave per attuare la sostenibilità ambientale.

2.raccolta porta a porta: organizzare una raccolta differenziata “porta a porta”, che appare l’unico sistema efficace di RD in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi materiale e residuo, il cui ritiro e’ previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.

3.compostaggio: realizzazione di un impianto di compostaggio da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori.

4.riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio e il recupero dei materiali, finalizzato al reinserimento nella filiera produttiva.

5.riduzione dei rifiuti: diffusione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e bottiglie in plastica, utilizzo dell’acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia), utilizzo dei pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari, sostituzione degli shoppers in plastica con sporte riutilizzabili.

6.riuso e riparazione: realizzazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione degli edifici, in cui beni durevoli, mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici, vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali, che costituisce circa il 3% del totale degli scarti, riveste però un grande valore economico, che può arricchire le imprese locali, con un’ottima resa occupazionale dimostrata da molte esperienze in Nord America e in Australia.

  1. tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di tariffazione che facciano pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere. Questo meccanismo premia il comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia ad acquisti piu’ consapevoli.
  2. recupero dei rifiuti: realizzazione di un impianto di recupero e selezione dei rifiuti, in modo da recuperare altri materiali riciclabili sfuggiti alla RD, impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.
  3. centro di ricerca e riprogettazione: chiusura del ciclo e analisi del residuo a valle di RD, recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio, finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, e alla fornitura di un feedback alle imprese (realizzando la Responsabilità Estesa del Produttore) e alla promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.
  4. azzeramento rifiuti: raggiungimento entro il 2020 dell’ azzeramento dei rifiuti, ricordando che la strategia Rifiuti Zero si situa oltre il riciclaggio. In questo modo Rifiuti Zero, innescato dal “trampolino” del porta a porta, diviene a sua volta “trampolino” per un vasto percorso di sostenibilità, che in modo concreto ci permette di mettere a segno scelte a difesa del pianeta” (http://www.rifiutizerocapannori.it/rifiutizero/)

Uno dei passi fondamentali è informare e formare la cittadinanza su questo nuovo modello di differenziazione e raccolta porta a porta. Un drastico cambiamento delle abitudini quotidiane, un azzeramento dei rifiuti totale.

Da scarto a risorsa con valore aggiunto.
Meditate Sindaci, meditate. Rivoluzionamoci cittadini, è il momento.

Dott.ssa Stefania Mangiapane

Foto: http://www.gazzettinodelchianti.it/articoli/approfondimenti/12957/notizie-su-impruneta/incontro-rifiuti-zero-impruneta.php#.V1qtu_msXXo

 

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