Il nocciolo: biologia fiorale e tecniche di coltivazione

Il nocciolo, con le sue diverse specie, è un albero monoico di 2-4 m che emette al piede numerosi succhioni e, dove il clima è mite e piovoso, vegeta a varie latitudini dalla Norvegia all’Algeria; le forme coltivate trovano condizioni ottimali nella zona del castagno: a Messina può vivere sino a 1000 m, ma la coltivazione già in Campania non può essere realizzata oltre gli 800 m.

In Sicilia i noccioleti fitti, ombrosi, lussureggianti, anche selvatici dell’Etna, dei messinesi Monti Nebrodi e delle Madonie palermitane offrono un patrimonio genetico ricchissimo con cultivar pregiate come “Santa Maria del Gesù”, “Nucidda comune”, “Istriana”, “Santa Giovannara”, “Curcia”, “Carrello”, ”Ghirara” e le varie “Minnulare”.

 

BIOLOGIA FIORALE

Per quanto i due sessi siano riuniti nella stessa pianta, conviene tuttavia associare a ciascuna delle cv di pregio prescelte le rispettive cultivar impollinatrici perché nello stesso albero non sempre vi è corrispondenza tra l’epoca in cui matura il polline e quella in cui maturano gli stimmi.

Le infiorescenze maschili sono amenti cilindrici pendenti che si formano sui rami dell’anno all’ascella delle foglie, cominciano a comparire a fine estate e continuano a sussistere fino alla primavera dell’anno successivo; i fiori femminili sono riuniti pure in amenti cortissimi situati alla base del peduncolo degli amenti maschili o su altri nodi dei rami dell’annata raggruppati in numero di 2-4, gli stimmi sono emessi prima della formazione del calice, della corolla e dell’ovario.

Gli ovoli si formano a inizio aprile e sono maturi a metà giugno.

In autunno il polline trasportato dal vento giunge sugli stimmi (prima, quindi, che il fiore sia completo), penetra nello stilo e vi rimane latente sino a marzo-aprile quando si compie la fecondazione. Tra l’impollinazione e la fecondazione trascorrono quatto mesi.

Nel catanese si ritiene buona impollinatrice la Selvaggiola; ad Enna alla “Racinante” si associa la “Jannusa”.

 

TECNICHE DI COLTIVAZIONE

Un noccioleto ben curato può durare anche un secolo e, escludendo i terreni molto compatti e aridi, può prosperare in tutti i tipi di terreno.

Per predisporre un noccioleto specializzato il terreno va opportunamente sistemato, scassato e letamato per favorire la fruttificazione; poi in autunno o alla fine dell’inverno si effettua l’impianto.

Nei terreni aridi l’irrigazione è, a volte, indispensabile e, infatti, in Sicilia la maggior parte dei noccioleti sono irrigui.

La propagazione può avvenire per seme, per talea e per polloni radicati.

Con la semina non si riproducono le caratteristiche della pianta madre, hanno un accrescimento lento e occorre sottoporle a innesto.

La radicazione delle talee è difficile.

Il procedimento più sicuro è la piantumazione dei polloni di 1-3 anni ben radicati, diritti, lunghi da 1 m a 1,50 m, da prelevare alla base dei noccioli o dalle ceppaie delle cv migliori e dalle piante più produttive.

Si dispongono in rettangolo alla distanza di 4-5 m tra le piante e di 6-7 m tra le file per favorire la lavorazione del terreno.

E’ sempre preferibile la consociazione con altri fruttiferi o con colture erbacee aumentando, in questo caso, i sesti di impianto.

Stabilite le distanze si scavano le buche nelle quali si pongono da 5 a 15 polloni radicati, legati insieme affinché crescano ravvicinati. Oppure si mettono 3 polloni per buca disposti agli angoli in modo che i fusti crescano distanziati gli uni dagli altri.

A questo punto  si tagliano all’altezza di 1 metro.

Le piante possono essere allevate a gruppi o con un solo fusto scegliendo il più robusto che si alleva a vaso. Nell’allevamento a cespuglio ciascun pollone si lascia sviluppare in maniera da ottenere varie ceppaie ravvicinate.

Tutti gli anni è necessaria un’appropriata potatura e ogni 3-4 anni si elimineranno i polloni in eccesso.

LOTTA BIOLOGICA CONTRO AFIDI E CIMICI

Uno dei rimedi repellenti contro cimici e afidi consiste nell’utilizzare acqua e sapone di Marsiglia liquido che li disidrata uccidendoli anche perché i pesticidi chimici, pericolosi per uomini e animali, sono del tutto inefficaci contro le cimici cinesi. In Friuli si sta verificando un’invasione di cimici cinesi senza precedenti anche nei centri abitati.

Le monocolture risentono molto di più degli attacchi da parte delle cimici rispetto alle coltivazioni consociate con basilico e mais (preferite dalle cimici alle piante di nocciolo) o con aglio e cipolla (repellenti).

Il ricorso alla parassitizzazione dei patogeni coi loro antagonisti naturali per limitare le infestazioni deve avvenire parallelamente alla creazione di siepi ricche di specie spontanee autoctone tali da favorire la prolificazione di insetti utili e di uccelli che dei parassiti si nutrono.

Tra i rimedi naturali si consiglia l’irrorazione delle colture con decotto di aglio, di ortica, di tanaceto e di artemisia.

Si ricorda che il piretro, micidiale per tutta l’entomofauna utile, è inefficace sulle cimici adulte.

Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

 

FOTO: http://www.blogsicilia.it/wp-content/uploads/2015/07/nocciole_terreno1.jpg

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