Il miraggio degli OGM. Ora si interviene sulla fotosintesi

La fotosintesi clorofilliana è un processo biochimico molto importante e assolutamente vitale alla sopravvivenza della pianta stessa.

E’ proprio attraverso la fotosintesi, infatti, che le piante si procurano il nutrimento necessario per crescere.

Le piante sono capaci di sfruttare la luce solare per attivare questo processo, ma a volte possono bruciarsi. Per evitarlo, gli stessi vegetali dissipano la luce in eccesso in calore, con un meccanismo di fotoprotezione chiamato, in inglese, non photochemical quenching(NPQ).

Invece di ammirare la natura, l’uomo deve metterci sempre lo zampino. Mai prima d’ora ci si era spinti fino a cercare di compromettere il complesso meccanismo della fotosintesi, che permette alle piante di ricavare nutrienti a partire dall’anidride carbonica, in presenza di luce solare.

Secondo i risultati di una ricerca descritta su Science, un gruppo di ricercatori è riuscito a velocizzare l’abbandono di questo “filtro solare” naturale quando non è necessario.

L’uomo ancora una volta vuole sostituirsi alla natura, con una promessa:  raccolti più abbondanti anche del 20%.

L’obiettivo? Modificare i geni responsabili del processo.

Nello studio si rileva che il meccanismo di fotoprotezione riduce la resa dei raccolti dal 7,5 al 30%, a seconda della zona e del tipo di pianta. Ma chi finanzia tutto questo?

La Gates Foundation (la fondazione di Bill e Melinda Gates), promette di studiare attentamente le coltivazioni edibili più diffuse, come quelle di riso, soia e manioca.

Ma la speranza dalla stessa Fondazione auspicata di  far fronte così all’aumento della domanda globale di cibo, destinato a salire del 70% entro il 2050, è smentito da altri studi scientifici.

Partiamo da un presupposto:  le varietà GM sono commercializzate con lo scopo di favorire un’agricoltura industriazzata e la grande distribuzione organizzata, a discapito della salvaguardia delle proprietà nutrizionali e del sapore tipici dei prodotti.

Se pensiamo, ad esempio, al frumento GM, è importante sottolineare che produce un raccolto maggiore il primo anno, ma già la seconda generazione di semi dà raccolti scarsi e produzioni dalle caratteristiche incontrollabili e non adatti alla conservazione e all’immagazzinamento, destabilizzando l’economia e le buone pratiche dei piccoli coltivatori che hanno abolito la rotazione agricola, coltivano sempre le stesse colture GM sullo stesso campo, compensando l’impoverimento del terreno con tonnellate di fertilizzanti chimici.
Heidi Chow dal Global justice Now ha denunciato, infatti, che“Invece di conservare semi dai propri raccolti i contadini che usano semi ibridi diventano completamente dipendenti dalle compagnie di semi, di fertilizzanti e pesticidi; il tutto può dar luogo (com’è già accaduto) a una crisi agraria incentrata sul debito, il disastro ambientale e problemi di salute”.
Ma dove i governanti hanno saputo mettere in campo politiche pubbliche lungimiranti, i dati sono in netta controtendenza, fino a rappresentare delle vere e proprie best practice per l’intero Paese.
Dott.ssa Stefania Mangiapane

Fonte: http://science.sciencemag.org/content/354/6314/857

Foto: http://cultura.biografieonline.it/fotosintesi-clorofilliana/

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