Certificazione di abilitazione e patentini fitosanitari: chi controlla il meccanismo?

 

L’obbligo alla difesa integrata promossa dal Piano di Azione Nazionale (D.L. n. 150\2012), visti i criteri per la definizione delle norme tecniche di riduzione dei prodotti fitosanitari (Reg. CEE n. 2078\1992), prescrive lo sviluppo e l’introduzione di metodi di difesa alternativi al fine di ridurre la dipendenza dai prodotti fitosanitari e incentivare l’applicazione delle tecniche di agricoltura biologica (Reg. CEE n. 834\2007).

Infatti per l’abilitazione all’acquisto dei pesticidi occorre  (Allegato I del D.L. n. 150\2012) anche la conoscenza dei principi di agricoltura biologica (Art. 21 del D.L. n. 150\2012) e integrata (Allegato III del D.L. 150\2012) scegliendo prodotti con minori effetti sulla salute umana, sull’ambiente, sulle acque di falda e sulle acque superficiali.

La finalità dei corsi per conseguire i certificati di abilitazione promossi dal P.A.N., pertanto, non può ridursi a orientare gli operatori agricoli ad acquistare il solito venefico pacchetto chimico-tecnologico proposto dai colossi industriali che genera enormi squilibri nell’ecosistema, conseguenze imprevedibili per l’ambiente, incidendo, tra l’altro, fino al 40% dei costi totali, contribuendo a determinare la sofferenza economica delle stesse aziende.

In ottemperanza alla Direttiva CEE n. 2009\128, invece, lo sforzo più grande deve essere chiarire bene a tutti gli utilizzatori e consulenti sull’impiego dei prodotti fitosanitari che la salute delle piante coltivate va perseguita nella vitalità del suolo prima che nella cura dei sintomi delle patologie ricorrendo ai soliti pesticidi. Perché il terreno fertile è un ecosistema delicato e molto complesso dove microrganismi, piante, animali e minerali agiscono sinergicamente per creare le premesse di salubrità anche delle specie coltivate.

Non è più sostenibile un’agricoltura convenzionale che, per decuplicare la produttività, fa uso  massiccio di irrigazione, pesticidi, mezzi meccanici sempre più invasivi con rivoltamento delle zolle, passaggi di vomere con rivoltamento delle zolle, sminuzzamento, affinamento, rullatura finalizzati a creare le condizioni immediate, seppur momentanee, di germinabilità delle sementi e difesa delle colture; poiché queste pratiche hanno reso i terreni sempre più plastici, compatti, sterili e oggi  si assiste anche ad un drastico calo produttivo nelle aziende agricole convenzionali di tutto il mondo, dovuto proprio alla stanchezza dei suoli.

Anche e soprattutto per le aziende agricole di grande estensione, le tecniche di rigenerazione dei suoli rappresentano l’alternativa vincente.

Si inizia eliminando la voce di spesa “pesticidi” o “fitosanitari” che dir si voglia.

Si sceglie di lavorare meno possibile il terreno con l’aratro e si utilizzano, piuttosto, ripuntatori ad ancore sottilissime che lo lavorano senza sollevarlo e\o rivoltarlo per non sconvolgerne l’equilibrio, si diffondono specie annuali di leguminose, di brassicacee e di graminacee che, con le loro radici, lavorano il terreno a differenti profondità e, una volta sfalciate, genereranno fertilità per le coltivazioni principali.

Infine si applicano tutti i metodi preventivi e curativi dell’agricoltura biologica: nel giro di due anni si noteranno già miglioramenti alla struttura e porosità del terreno.

Articolo: Dr.ssa Stefania Mangiapane

Foto: http://www.olivicoladegliernici.it/patentino-fitosanitari/

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