Lotta alla contaminazione da aflatossine

 

Le aflatossine prodotte, in condizioni climatiche caldo-umide come nei campi della Pianura Padana, da specie fungine appartenenti alla classe da Fusarium, Ascomiceti (genere Aspergillus) e altre muffe, sono le sostanze più cancerogene, teratogene e mutageniche esistenti per la peculiarità di legarsi agli acidi nucleici e di interferire con la sintesi proteica.

Le più pericolose, l’aflatossina B1, la M1, le aflatossine B2G1G2, sono particolarmente resistenti persino alla pastorizzazione e alla sterilizzazione e si trasmettono attraverso la catena alimentare.

Laddove le operazioni colturali non riescono a fortificare le piante e  la conservazione delle derrate alimentari non rispetta standard igienici soddisfacenti, le muffe contaminano cereali, frutta secca, semi oleosi, legumi, latte e formaggi (se il mangime di cui si nutrono i bovini risulta contaminato, le aflatossine genotossiche, si accumulano nelle loro carni).

Non esiste alcuna soglia di tollerabilità di assunzione ed è fondamentale annullare tale presenza negli alimenti e nei mangimi.

Le  produzioni di agricoltura biologica, oltre ai trattamenti fungicidi con zolfo e sali di rame,  per contrastare drasticamente la contaminazione da aflatossine, possono essere salvaguardate ricorrendo ad un metodo biologico, messa a punto dalla facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica di Piacenza, che ha come ingrediente attivo un ceppo non tossico dell’Aspergillus flavus naturalmente presente nell’ambiente, più competitivo,  cresce prima dei miceti che producono la tossina e, nelle coltivazioni e derrate alimentari, prende il sopravvento su quelli tossici che producono le aflatossine.

Già dal 2013, con un’autorizzazione temporanea di impiego, alcuni agricoltori utilizzano questo metodo  su 15mila ettari, verificando costantemente una riduzione della contaminazione media del 90%.

Oltre a queste importanti soluzioni biologiche, la lotta alla contaminazione da aflatossine è imprescindibile  dall’ottimizzazione dei controlli nelle varie fasi di coltivazione, raccolta e stoccaggio e si basa anche sulla scelta di cultivar resistenti locali, rispettando sempre la vocazionalità del territorio.

Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto: http://www.briciolecreative.it/mix-semi-e-cereali/

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