Trifoglio: tecniche di bioagricoltura e proprietà

Il trifoglio rosso (Trifolium pratense) e il trifoglio bianco (Trifolium repens), leguminose foraggere molto diffuse per l’alimentazione del bestiame e per la capacità azotofissatrice dei batteri simbionti nelle loro radici (capaci di fissare l’azoto atmosferico e arricchire di azoto il terreno), sono altresì potenti fitoestrogeni naturali per la considerevole percentuale di isoflavoni solubili in acqua che agiscono nell’organismo umano come gli estrogeni, ormoni essenziali nel processo riproduttivo femminile; rallentano l’invecchiamento della pelle e delle mucose e attenuano i disturbi legati alla menopausa e alla sindrome premestruale.

Sono una fonte preziosa di vitamine A, B1, B-12, C, E, PP, K e sali minerali fondamentali per la mineralizzazione ossea e l’equilibrio ormonale, tra cui silicio, calcio, magnesio, fosforo, cromo, potassio.

Contengono cumarine, fluidificanti del sangue, efficaci nella prevenzione delle placche arteriose.

Ricercatori del Dipartimento di Endocrinologia dell’ospedale St. Leonards a Sydney hanno verificato che i fitormoni estratti dal trifoglio sono efficaci contro l’ipertrofia prostatica.

L’assunzione di trifoglio è, tuttavia, sconsigliata ai bambini, alle donne in gravidanza, durante l’allattamento e nei casi di tumori del seno, delle ovaie o dell’utero, come pure agli uomini con problemi di carcinoma della prostata.

TECNICA COLTURALE

I Trifolium, spontanei nelle regioni temperate dell’emisfero boreale e in quelle montuose dei tropici, sono miglioratrici nelle rotazioni cerealicole, ma è necessario che passino almeno 5 anni prima di riseminarli nello stesso appezzamento di terreno.

Gli ecotipi di trifoglio pratense del Nord-Europa come “Bolognino” (sin. “Pescarese”) e “Spadone” sono poliennali, mentre nei paesi dell’Europa meridionale la durata è biennale con rese in fieno tagliato al 2° anno, a inizio fioritura, di 5-6 t/ha.; sono resistenti al freddo, ma non ai climi caldi e siccitosi. Prediligono terreni di medio impasto, freschi e umidi, poco calcarei e con pH 6-7.

La fecondazione è incrociata.

Del trifoglio bianco (Trifolium repens silvestre), diffusissimo allo stato spontaneo in tutto il continente euro-asiatico, si coltiva nei prati monofiti uno speciale ecotipo chiamato “ladino” (Trifolium repens var. gigantem), adatto a terreni calcarei e sciolti, anche poco profondi purché irrigui e climi temperati e umidi. La resa media annua è di 10-15 t/ha di fieno eccellente.

TECNICHE DI BIOAGRICOLTURA

La consociazione del trifoglio con i cavoli contrasta la proliferazione della mosca del cavolo (Delia radicum L.). Per evitare una eccessiva competizione è opportuno non superare il numero di 25 esemplari di trifoglio al metro quadrato.

Una pratica perfetta, questa, per evitare come la peste le geodisinfestazioni con prodotti granulari a base di fosforganici, anacronistiche e pericolose per la salute umana e della microflora terricola (microbiota) che preserva la fertilità del terreno.

Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

FOTO: http://www.villamiroglioinfoto.net/FloraFauna/Fiori%20ed%20erbe%20spontanee%20-%20rosso,%20rosa,%20viola/trifoglioprati.JPG

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