Fico d’India: come coltivarlo e sfruttare le proprietà antinfiammatorie che stimolano la diuresi e contrastano la ritenzione e la cellulite

Il fico d’India (Opuntia ficus-indica), inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) come prodotto tipico siciliano, è una cactacea arborescente di origini messicane naturalizzata in tutto il bacino del Mediterraneo.

Produce ad agosto le famose dolcissime bacche carnose ricche di semi del peso medio di circa 200 g. dal colore rosso porpora nella varietà “Sanguigna”, bianco nella “Muscaredda” , giallo-arancione nella varietà “Sulfarina”. Le più coltivate sono le cultivar a frutto giallo e a frutto bianco per la maggiore produttività e la migliore qualità.

Ricchi di calcio, potassio, magnesio e fosforo, oltreché di vitamina C e vitamina B3 che ostacola la trasformazione degli zuccheri ingeriti in glicogeno e adipe, questi frutti, con proprietà astringenti e antiossidanti, vanno consumati in quantità limitata insieme a pane per impedire ai semi di formare pericolosi “tappi” occlusivi, soprattutto a chi è affetto da diverticolosi intestinale.

Sotto forma di cataplasma la polpa dei cladodi ha effetto riepitelizzante e cicatrizzante su ferite e piaghe, mentre ingerita ha effettogastroprotettivo e lega i grassi e gli zuccheri rendendoli non assorbibili.

Aridoresistente rusticissima presenta le pale (cladodi) ricoperte da una spessa cuticola cerosa parenchimatosa con funzione di riserva d’acqua, poi acquistano consistenza fibro-legnosa, ingrossano e costituiscono il fusto. Dalle gemme sui bordi delle pale si sviluppano nuove pale e le infiorescenze dai fiori ermafroditi.

La coltivazione del fico d’india può diventare un’ottima soluzione per la creazione di siepi antintrusione frangivento (Opuntia amyclea e O. dillenii) a bassissimo costo.

Si preferisce moltiplicarlo per via agamica entro il mese di maggio scegliendo pale di due anni, si fanno cicatrizzare al sole e si interrano per 2\3 nel terreno smosso direttamente a dimora dove radicano facilmente. Il ficodindieto, in generale non richiede alcuna pratica colturale, salvo la potatura primaverile o a fine estate per utilizzare le pale come mangime, per la pacciamatura, per la produzione di compost.

I sindaci dei comuni di Belpasso, Roccapalumba, San Cono e Santa Margherita Belice che sono i maggiori produttori della Sicilia di “Ficodindia della valle del Belice”, “Ficodindia della valle del Torto”, “Ficodindia di San Cono”, “Ficodindia dell’Etna”, “Bastarduna di Calatafimi”, stanno già attuando strategie condivise per la promozione e commercializzazione di questo prodotto DOP tipico.

Dott.ssa Agr. Brigida Spataro

 

FOTO: http://www.parodinutra.com/wordpress/wp-content/uploads/2015/05/prickly-pear-494578_1280-1200×520.jpg

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...