Record export agroalimentare (+8%), preoccupa “agropirateria” internazionale

Secondo un’ analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi a commercio estero regionale nel primo trimestre del 2017 in riferimento dallo studio della Cgia di Mestre si registra un record storico per l’export del Made in Italy agroalimentare con una crescita media dell’8% .

Ma in quali Paesi esportiamo maggiormente?

Quasi i due terzi delle esportazioni nel 2017 – sottolinea la Coldiretti – interessano i Paesi dell’Unione Europea con il mercato comunitario che aumenta del 5,9%, ma il Made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati, dal Nordamerica all’Asia fino all’Oceania”.

Vi è un trend positivo soprattutto nei paesi emergenti?

Un balzo del 45% si registra in Russia dove tuttavia i valori restano contenuti a causa dell’embargo che ha colpito gran parte dei prodotti alimentari ad eccezione del vino e della pasta ma gli Stati Uniti con una crescita del 6,8%sottolinea la Coldiretti – sono di gran lunga il principale mercato fuori dai confini dall’Unione, ed il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna”.

Gli effetti della Brexit sono già evidenti?

“Sul successo del Made in Italy agroalimentare all’estero – continua la Coldiretti – pesano dunque in misura rilevante i cambiamenti in atto nella politica internazionale. Nel rapporto con la Gran Bretagna – spiega la Coldirettisi sentono già gli effetti della Brexit con un calo del 7% nelle vendite del vino italiano nel primo bimestre per effetto dei tassi di cambio sfavorevoli ma anche per l’aumento della tassazione sugli alcolici con le bottiglie di vino in vendita in Gran Bretagna che non sono mai state così care”.

L’agropirateria internazionale è un problema non ancora sufficientemente affrontato?

L’andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu’ efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale”.

Quali sono i prodotti “taroccati”?

“All’estero – conclude la Coldirettisono falsi quasi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati – conclude la Coldiretti – ci sono i formaggi a denominazione di origine Dop a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche il Provolone, il Gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina.

Poi ci sono i salumi più prestigiosi dal Parma al San Daniele che spesso “clonati”, ma anche gli extravergini di oliva, le conserve.

L’accordo internazionale Ceta può realmente danneggiare il Made in Italy?

“A preoccupare –sottolinea la Coldiretti – sono gli effetti del Trattato di libero scambio con il Canada (Ceta) in corso di ratifica in Italia in cui per la prima volta nella storia l’Unione Europea si legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy piu’ prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele.

Un accordo che colpisce anche il formaggio italiano piu’ esportato nel mondo, il Parmigiano Reggiano, che potrà essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada con la traduzione di Parmesan.

La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma – conclude la Coldiretti – è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni ai concorrenti piu’ insidiosi delle specialità Made in Italy all’estero”.

A cura della Dr.ssa Stefania Mangiapane

 

(Fonte: Ufficio stampa Coldiretti)

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