Rosa: guida pratica per lotta all’oidio con metodi naturali

La scarsa ventilazione e la temperatura mite favoriscono la virulenza delle malattie crittogamiche delle rose che in questo mese appaiono in tutta la loro maestosa fioritura.  Sulla pagina superiore delle foglie a volte si può notare una muffa biancastra, appaiono bollose e accartocciate.

Oltre alle foglie, l’oidio (Sphaerotheca pannosa) può colpire anche i rametti e i giovani germogli che diventano deboli, rachitici, contorti e vengono ricoperti da uno spesso feltro bianchiccio; se l’attacco avviene sui boccioli, non schiudono le corolle.

Da prove che ho eseguito in Sicilia contro l’oidio, finalizzati ad individuare i periodi chiave ed i preparati più efficaci per le irrorazioni, ho rilevato che è meglio intervenire fin dai primi di maggio perché l’optimum di attività vegetativa e riproduttiva di questo microrganismo avviene a 21° C, con umidità relativa elevata (superiore al 75% – 90%) e lo sviluppo del micelio si compie con temperature tra 11° C e 27° C.

Se trascurato, può diffondersi fino all’autunno inoltrato alimentandosi delle sostanze nutritive nelle cellule epidermiche vegetali.

La lotta deve essere indirizzata al recupero delle condizioni ideali per fermare la propagazione delle spore; tempestivamente andranno asportati gli organi colpiti e si aspergeranno le piante con decotto a base di cipolla e aglio (sobbollire la buccia di due cipolle e tre spicchi di aglio, lasciare raffreddare e irrorare ogni settimana fino a quando le temperature supereranno i 27° C) oppure con un pennello piatto e largo cospargere le foglie e i getti colpiti con olio d’oliva o con latte diluito  al 50% con acqua, ogni 3-4 giorni.

Si consiglia di innaffiare sempre sotto la chioma e mai a pioggia di sera, poiché l’acqua che permane sulle foglie per tutta la notte favorisce la proliferazione micotica.

Le rose possono essere recuperate sempre eliminando le parti colpite e defogliando l’eccesso di vegetazione che impedisce il passaggio di aria e luce tra la chioma; poi si deve irrorare all’alba zolfo bagnabile o in polvere impregnando bene la vegetazione umida di rugiada, tenendo presente che sotto i 18° C non produce alcun effetto e, con temperature superiori a 30° C nuoce alle rose. Lo zolfo agisce per contatto e non è tossico, mentre  gli antioidici di sintesi  sono velenosi anche per i nostri amici animali e sono inefficaci per l’oidio che ha un ciclo vitale brevissimo e sviluppa, di conseguenza, resistenza ai pesticidi specifici.

Una Rosa inattaccabile dall’oidio è la Rosa rugosa alba. Eccola nella foto sottostante 

a cura della Dr.ssa Agr. Brigida Spataro

Foto:

rosa

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