Food Made in Italy: Usa principale mercato di sbocco. Contrasto al fenomeno dell’Italian sounding

L’accordo siglato l’8 maggio 2017 da ICE con “Walmart”, la più grande catena operante nel canale della grande distribuzione organizzata negli Stati Uniti, rappresenta l’ultimo tassello di una strategia volta a valorizzare il Made in Italy che ha portato negli USA un ritorno pari a 15 volte l’investimento effettuato dal nostro Paese.

Secondo Carlo Calenda,  Ministro dello Sviluppo economico, “L’accordo dimostra in maniera evidente che il suolo americano, nonostante sia già uno dei principali mercati di sbocco per i nostri prodotti, consente ancora notevoli margini di crescita. In particolare per il Food, negli ultimi due anni sono stati chiusi con successo 10 accordi con 7 retailer, che hanno portato all’introduzione di 368 nuovi fornitori e 1.200 nuovi prodotti italiani sugli scaffali americani. Da oggi grazie al lavoro dell’ICE le eccellenze agroalimentari italiane potranno contare anche sui 3600 punti vendita del più grande retailer del mondo”.

Perché consolidare il nostro primato nell’eccellenza agroalimentare proprio negli Usa? Siamo i primi esportatori di vino e prodotti alimentari ed in tal modo si contrasta in modo efficace il fenomeno dell’Italian sounding, cioè l’imitazione dei prodotti Made in Italy, che sottrae ancora decine di miliardi al nostro export.

L’intesa con Walmart porterà a un incremento di vino e food italiani del 16% da parte della catena di distribuzione americana. Ne conseguirà un impegno da 30 milioni di euro, che si aggiungerà alle somme già stanziate, pari ad un importo complessivo di 45 milioni di euro, con le altre catene.

Non solo. Proprio con specifico riferimento al vino, l’intesa mira a sviluppare una linea di eccellenza di prodotti italiani con marchio Walmart che si chiamerà “Sam’s choice Italia”, che consentirà l’accesso ai consumatori americani dei prodotti di piccole-medie imprese che pur caratterizzandosi per un’estrema qualità, sono poco note e con una distribuzione meno capillare, attraverso una estensione a web ed e-commerce.

Pochi giorni fa, il Governo italiano ha messo a disposizione 25 milioni di euro per incrementare l’export del vino negli Stati Uniti.

In particolare,  20 milioni finalizzati alla conquista del Midwest e 5 milioni per l’incremento del mercato cinese.

Partiamo da un principioogni tre bottiglie di vino aperte in Usa, una è italiana, mentre per la Francia il rapporto è una su quattro.


Ma quali sono le regole da conoscere per esportare in Usa? Come si attrae l’attenzione dell’importatore?
Ecco alcuni appuntamenti strategici:

  • il Beverage testing institute/Tastings.com;
  • San Francisco wine competition;
  • Ultimate wine challenge, con scadenza per partecipare il prossimo 21 aprile;
  • la New York international wine competition, con scadenza il 12 maggio 2017;
  • il Wine enthusiast.

Innanzitutto è importante districarsi nella complessità del mercato americano e conoscere come funzionano le spedizioni dall’Italia.

Dopo questa prima fase, è necessario ottenere vantaggi competitivi rispetto agli altri player del mercato.

Come? Interagendo, ad esempio, con i migliori ristoranti degli USA, attraverso marketing plans personalizzati, per entrare nelle liste dei vini e inserirsi in una fascia di potenziali consumatori a reddito medio-alto.

Nel 2016 il vino italiano ha esportato per circa 1,8 miliardi di dollari, in crescita in termini di valore (+6,1%) e di volumi (+4%).

Negli Usa è necessario approfittare del fenomeno Prosecco e  vini frizzanti. Essi  rappresentano il 55% delle esportazioni dall’Italia verso gli Stati Uniti, in crescita del 20%
L’Italia è leader del settore in termini di import siamo con il  32,4%, secondo gli ultimi dati di Ismea e Ice.

Il marketing del vino è sociologia e conoscenza del cambiamento dei consumi.

E’ necessario, quindi inquadrare il consumatore in Usa.

Secondo Francesca D’Addetta, consulente del vino e del potenziamento dei brand negli Stati Uniti “Se prendiamo la totalità dei consumatori americani, il 62% consuma bevande alcoliche, una volta su tre beve vino. E l’interesse per il vino italiano è in forte crescita, come detto. Stanno salendo anche i consumi medi, con un incremento di oltre il 7% tra il 2014 e il 2015; numeri che per la prima volta hanno portato a superare i 10 litri pro capite l’anno. La spesa complessiva degli Usa per il vino nel 2015 ha raggiunto i 53 miliardi, dei quali 15 legati ai vini di importazione. Il 50% del consumo avviene a cena, e nel 60% è un rito che si compie a casa. Nel 74% dei casi sono vini varietali. Il 43% del vino bevuto è bianco, il 43% rosso e il 14% rosé”.

Ma ci sono delle evidenti difficoltà dovute alla frammentazione dell’offerta e un’alta competitività, ma anche un mercato fortemente regolamentato e, di fatto, costituito da 50 mercati diversi.

a cura della Dr.ssa Stefania Mangiapane

Foto:

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